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martedì 10 marzo 2015

Mobilità ed inquinamento

 
Per quanto riguarda l'inquinamento atmosferico, il traffico veicolare privato non è il primo dei problemi e neanche quello più facilmente risolvibile se lo si affronta cercando di lavorare sugli effetti invece che sulle cause.
Il suo impatto sul totale delle emissioni dannose ammonterebbe infatti a circa il 16%. Va sottolineato che questo dato non prende in considerazione l’emissione della tanto vituperata CO2 in quanto, ammesso e non concesso che sortisca effettivamente un effetto negativo sull’atmosfera - magari sotto forma di effetto serra - allora sarebbe necessario svuotare il mare e azzerare tutte le forme di vita presenti sul pianeta (a parte funghi e batteri anaerobici) per evitare un’emissione naturale di CO2 di tale portata da rendere insignificante il contributo da parte dei motori a combustione… .
In poche parole se si volessero ridurre, in base a chissà quali cervellotiche motivazioni, le emissioni di CO2 dovute alle attività antropiche allo scopo di ridurre le emissioni globali sarebbe come limitarsi a bere esclusivamente acqua a ridotto contenuto di sodio (al massimo pochi milligrammi o decine di mg al litro) continuando ad abbuffarsi di formaggi e salumi (diversi GRAMMI ovvero unità composte da 1000 milligrammi di sodio al chilo).
Ecco: una cosa realizzabile nell’arco di una settimana per ridurre l’inquinamento ambientale dovuto sia all’autotrazione che alle risultanze del cattivo smaltimento dei contenitori in plastica, sarebbe smetterla da un giorno all’altro con un’usanza demenziale ed antisalutista nella quale l’Italia è prima al mondo: quella di acquistare acqua “potabile” in contenitori di plastica. Milioni di ettolitri di acqua potabile (prima d’essere imbottigliata) viaggiano infatti continuamente senza senso tra i 4 angoli della penisola: ormai sembra normale a tutti bere in Sicilia acqua delle Alpi o proveniente addirittura dalla Francia! Quando – nella quasi totalità dei casi – il prezioso liquido è contenuto in bottiglie di plastica perde anche la sua potabilità a causa del rilascio di bisfenolo-A e di ftalati, oltre che alle proliferazioni batteriche che possono svilupparsi in contenitori lungamente esposti al sole. Eppure, quest’acqua d’infima qualità gran parte dei consumatori sono disposti a pagarla circa 2000 volte in più dell’acqua molto più probabilmente potabile che esce dai rubinetti di casa. La cosa da fare, in questo caso è: prima di tutto smettere di considerare normale acquistare acqua in bottiglie di plastica e subito dopo smettere di considerare normale che l’acqua da bere debba essere pagata a qualcuno. Essa è di tutti e venderla dovrebbe essere considerato un crimine. Troverei giusto, se mai, far pagare un servizio di distribuzione che ne renda più agevole l’approvvigionamento quando però esiste la possibilità alternativa di procurarsene gratis.
Come conseguenza logica, bisognerebbe smettere di considerare normale che cibi esotici come arachidi, ananas e banane facciano parte della nostra dieta quotidiana e perfino che esista un massivo scambio di generi alimentari tra una regione e l’altra: questi scambi sono per me ammissibili ma andrebbero adeguatamente tassati a chilometro per incentivare il consumo di prodotti a chilometri zero e ridurre traffico ed inquinamento ambientale.
Un altro primato negativo in cui eccelliamo è il pendolarismo: non esiste aspetto peggiore della qualità della vita che essere costretti a dilapidare una parte di essa in reiterati viaggi quotidiani tra la nostra residenza ed il posto di lavoro! Anche qui, la soluzione ovvero l’incentivo al far bene sarebbe quello di tassare a chilometro datore e prestatore d’opera in base al percorso che il secondo deve compiere per recarsi sul posto di lavoro.
Ancora sul traffico, come suggerisco spesso, bisognerebbe lavorare sui suoi presupposti e non limitarsi a cercare - invano - di tamponare i suoi effetti finali. Chiedersi perché la gente ha bisogno di recarsi in centro per i suoi acquisti e per le sue pratiche burocratiche. Non sarebbe meglio decentrare i servizi primari in tanti piccoli centri rionali invece che riunirli in mega assembramenti centrali o periferici? In un mondo ideale e perfetto, secondo me, l’unico traffico che avrebbe totale giustificazione di esistere è quello turistico o ricreativo.

domenica 13 aprile 2014

Irrorazioni aeree l'argomento più censurato dai debunkers di regime

Come osservato una volta dall'Avvocato Franceschetti, in rete è possibile dire di tutto senza tema di smentite: dall'accusare esplicitamente (ed a ragione) un magistrato di essere stato uno degli autori dei delitti ascritti al Mostro di Firenze fino a preconizzare con certezza assoluta (un po' meno a ragione...) l'imminente avvento del Grande Dio della nutella ma guai a parlare di Geoingegneria che l'esercito dei disinformatori di professione è pronto a scagliarsi con tutta la sua violenza verbale contro chi denuncia le operazioni in atto. Il problema è che a dar loro man forte non solo c'è la cansura di regime ma anche un esercito di Utili Idioti pronti a schierarsi contro qualsiasi tesi anti-estabilishment nel terrore di essere presi per dei creduloni al secolo irragionevoli sostenitori di bufale internettiane.
 
Questa volta, bersaglio della task-force di sub-umani prezzolati è stato niente meno che il sito ilMeteo.it che da buon sito meteorologico, non può non tener conto delle operazioni di modificazione climatica in atto! Se ti occupi di meteo non puoi non accorgerti delle scie chimiche altrimenti i casi sono due: o non ossevi MAI il cielo e scrivi solo stupidaggini oppure t'intendi di meteorologia come io m'intendo d'Ikebana, cioè nulla.
Non si può neanche ignorare che l'argomento sia stato ormai sdoganato quanto a credibilità dopo che, nel corso di una decina d'anni circa, è stato affrontato e comprovato a più riprese oltre che dagli attivisti anche da autorevoli scienziati, da militari d'alto rango e da politici eletti alle camere.
 
Pieno sostegno quindi a chi denuncia a chiare lettere queste abominevoli operazioni, ed in particolare ad un sito affermato come ilMeteo.it.

 
 
links di approfondimento suggeriti da nocensura.com:
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

sabato 21 dicembre 2013

Cronistoria della Fusione Fredda

Com’è noto ai meglio informati, uno dei tanti metodi per produrre energia “alternativa” in modo pulito e conveniente è avvalendosi della fusione nucleare debole che, a differenza della normale fissione, NON utilizza né produce sostanze radioattive ed è riproducibile anche in impianti di dimensioni tanto ridotte da poter essere facilmente trasportati in prossimità del luogo di utilizzo. Questo significa che un ulteriore vantaggio della fusione fredda sulla fissone è che può fare tranquillamente a meno di grossi elettrodotti evitando il loro impatto ambientale, il loro costo e la perdita di energia che avviene durante il suo trasporto (mediamente il 30%).
Per quanto riguarda questa forma di energia, ci troviamo a cavallo tra la seconda e la terza fase prevista da Schopenhauer per ogni nuova verità: la Fusione Fredda infatti è stata prima ridicolizzata, poi violentemente contrastata ed ora alcuni enti ufficiali, tra cui la NASA, l’ENEA  e nientemeno che la Marina Militare degli Stati Uniti, hanno cominciato ad ammettere non solo che funziona, esattamente come hanno sempre dimostrato i suoi pionieri ma che conviene anche. Tra un po’ sarà accettata dal dominio pubblico come “evidente”… .
Conoscendo i metodi “di contrasto” del Sistema per evitare che qualcosa possa minacciare il mantenimento dello Status Quo, ci accorgiamo che per la FF sono stati applicati tutti: dal discredito alla distruzione delle carriere, dall’intimidazione all’omicidio. Ma ancora una volta, la verità è venuta faticosamente ed inesorabilmente a galla nonostante i tentativi di affossamento.
Gli interessi che girano attorno alla fissione sono enormi e non solo di natura economica apparente: l’affare più grosso e sottaciuto deriva infatti dalla produzione di plutonio come elemento di risulta della reazione. Questo elemento è utilizzabile unicamente per la costruzione di ordigni bellici ma tanto è già sufficiente a giustificare il ricorso ad una forma così (altrimenti) sconveniente di produzione dell’energia. In effetti, l’elettricità prodotta nelle centrali a fissione costituisce solo un parziale recupero energetico permesso dall’acqua surriscaldata dalla reazione, a fronte di costi per altro inaccettabili.
Le centrali a fissione infatti necessitano di costosissime progettazioni, realizzazioni, sorveglianze ed enormi costi di “smaltimento” ma più esattamente di occultamento delle scorie radioattive, affare com’è noto in mano alla fazione del Sistema da esso stesso definita “Criminalità Organizzata”.
Nell’attesa di veder definitivamente smantellati tutti gli obsoleti e vetusti impianti a fissione, mi sembra utile ricordare, in ordine cronologico, le principali vicende che hanno caratterizzato fino al 2012 la tecnologia della Fusione Fredda.
·         30 marzo 1974 – Il chimico Omero Speri deposita a suo nome il brevetto 1024274 Produzione energia termonucleare controllata dell’idrogeno e i suoi isotopi. Alla costruzione del prototipo funzionante collaborò il suo amico Piero Zorzi ed insieme cercarono di proporre e divulgare questa nuova tecnologia sufficiente da sola ad emanciparsi dalla dipendenza dai carburanti fossili. Da subito furono forzosamente “invitati” a rivolgersi ad enti esteri e dopo un misterioso viaggio in Israele e senza dare spiegazioni, abbandonarono per sempre il loro progetto.
·         23 marzo 1989 – Gli elettrochimici Martin Fleischmann dell’Università di Southampton e Stanley Pons dell’Università dello Utah, spiegarono in conferenza stampa che era possibile ottenere energia pulita a costi irrisori mediante un semplice procedimento elettrochimico capace d’innescare reazioni di fusione nucleare a bassa temperatura. Pochi mesi dopo lo storico annuncio, le loro carriere furono distrutte attraverso una campagna denigratoria e furono costretti a ritirarsi a vita privata.
·         1991 – L’autorevole fisico del Massachusetts Institute of Technology Eugene Mallove dichiarò pubblicamente che la relazione decisiva sulla fusione fredda era stata inspiegabilmente manipolata dai ricercatori dello stesso istituto; per protesta si dimise dal MIT.
·         1997 – Un gruppo di ricercatori di Cincinnati riuscì a trasmutare completamente 100mg di nitrato di torio, generando elementi non radioattivi e di massa inferiore come rame e titanio. La sperimentazione si svolse impiegando una cella elettrolitica tenuta a 130°C ed a 3atm, elettrodi di zirconio e corrente alternata ad appena 50Hz, frequenza delle reti domestiche. Tali risultati furono successivamente ripetuti con successo dal ricercatore Francesco Celani del INFLN-LN di Frascati confermando così la possibilità fisica di rendere inerti le pericolose scorie prodotte dalle centrali a fissione.
·         1998 – Dopo anni di sperimentazione condotta in Giappone, gli scienziati Yoshiaki Arata e Zhang Yue-Chang riscontrano un notevole eccesso di energia durante una sperimentazione  durata ben 12 giorni ma condotta utilizzando forti pressioni.
·         1998 – I ricercatori giapponesi Tadayoshi Omori e Tadahiko Mizuno della Hokkaido University mettono a punto un metodo di Fusione Fredda elementare e riproducibile al 100% utilizzando solo due elettrodi di tungsteno immersi in una soluzione di carbonato di potassio in acqua distillata come elettrolita ed una tensione variabile tra i 160 ed i 300V.
·        1999 – Eugene Mallove pubblica l’eloquente libro inchiesta Fire from Ice in cui denuncia la deliberata soppressione dei risultati ottenuti con la sperimentazione dal MIT e da parte di altri gruppi di potere accademici.
·         10 aprile 2002 – Martin Fleishmann in visita ai laboratori di fisica nucleare dell’ENEA di Frascati si complimenta con Carlo Rubbia per i risultati ottenuti da Giuliano Preparata ed il suo team che confermavano la ricerca da lui pubblicata nel 1989.
·         febbraio 2002 – Il laboratorio di San Diego CA della Marina USA pubblica il rapporto 1862 di una sperimentazione durata dal 1989 nel 2002 e che conferma i risultati ottenuti da Fleishmann e Pons.
·         2002 – Il rapporto 41 stilato da ricercatori ENEA attestò sia il guadagno di energia che la trasmutazione della materia che avvenivano con la fusione fredda Fleishmann-Pons. Il risultato, conseguito da Giuliano Preparata, Antonella De Ninno, Antonio Frattolillo ed Emilio Del Giudice nel corso di sperimentazioni avviate nel 1999, fu insabbiato per opera dello stesso istituto, fu tolto loro il progetto e non ottennero nessun riconoscimento per il lavoro svolto. Lo stesso Carlo Rubbia si rese irreperibile dopo aver inizialmente appoggiato il progetto. Il rapporto della rivoluzionaria sperimentazione fu inviato alle prestigiose riviste Science e Nature, ma mai pubblicato.
·         14 maggio 2004 – Eugene Mallove fu massacrato a bastonate e gli inquirenti archiviarono il caso come tentativo di rapina. Questo è il potere.
·         24 aprile 2009 – Va in onda su CBS News un servizio di 60’ realizzato dal giornalista Scott Pelley nel quale fa luce sulla reale natura della Fusione Fredda. Nel corso del servizio, il fisico elettrochimico Michael McKubre afferma di aver ottenuto risultati a dir poco straordinari – ma sistematicamente ignorati - nel corso di vent’anni di sperimentazione; il ricercatore indipendente Robert Duncan, inizialmente scettico sulla reazione fu costretto a cambiare radicalmente idea dopo aver osservato una sperimentazione condotta da un laboratorio israeliano. L’esito della verifica fu però completamente disatteso dal  fisico accademico Richard Garwin avvalendosi del sofisma “Se non capiamo come funziona, allora è inutile.”
·         28 febbraio 2010 – Sul Journal of Nuclear Physics viene pubblicato un articolo in cui l’ingegnere Andrea Rossi ed il fisico Sergio Focardi annunciano il loro imminente brevetto di un reattore a fusione fredda ad alto rendimento energetico, il noto E-Cat.
·         2012 – la NASA ammette il proprio programma di sviluppo di motori a Fusione Fredda.


Per la redazione di questo articolo ci si è avvalsi del libro ESPERIMENTI SCIENTIFICI NON AUTORIZZATI di Marco Pizzuti - EDIZIONI IL PUNTO D'INCONTRO

domenica 21 aprile 2013

Stragi di alberi e potature intensive: a chi giovano?

 
La differenza di significato tra i fenomeni di "desertizzazione" e "desertificazione" consiste sostanzialmente nelle loro cause primarie: naturali per la prima, antropiche per la seconda.
Se siamo d'accordo sul fatto che non è un bene continuare imperterriti a ridurre le superfici selvagge ad un mosaico di appezzamenti attigui ma non contigui, a loro volta a rischio di frazionamento tramite nuove strade (camionabili o ferrate che siano) costruite per gli scopi più fantasiosi ma quasi mai per una reale esigenza, allora è nostro dovere fare qualcosa per invertire questa insana tendenza.
Se si parla d'impatto ambientale e non si considera che uno degli interventi più potenti messi in atto dall'Uomo contro le preesistenze naturali e la vita selvaggia è la costruzione di strade, peggio che mai se ferrate, si è lontani dal poter affrontare il problema con cognizione di causa.
Se si sostiene, con argomentazioni ideologiche non supportate da studi concreti, che un'ottimizzazione della mobilità ferroviaria possa ridurre in maniera significativa il traffico stradale, allora, anche ammesso che sia così, è necessario valutare tutti gli aspetti negativi generati direttamente dall'insistenza di una rete ferroviaria e, secondariamente, dal suo sfruttamento.

Le "ferite" che una linea ferroviaria è capace di infliggere ad un territorio non sono di poco conto quanto a frammentazione degli spazi selvaggi e dissesto idrogeologico; entrambi superiori, quanto ad impatto, rispetto a quelli causati da una sede stradale rotabile.
Se a queste si aggiungono delle disposizioni apparentemente prive di senso come descritte nell'articolo sotto riportato, l'impatto ambientale sul territorio è da moltiplicare almeno per tre quando parallelamente alla linea ferroviaria si impone un taglio degli alberi - al secolo una desertificazione - lungo una fascia che in alcuni casi limite arriva a 50 metri!!
 
Garantire in tal modo la sicurezza del treno e degli animali prescinde da una valutazione d'impatto del treno stesso, un vero missile terra-terra che violenta - spesso inutilmente - il territorio a velocità sempre più alte che a loro volta impongono standard di sicurezza sempre più alti.
Tra questi standard, rientrano le cosiddette "zone di rispetto", spazi in cui non dev'esserci praticamente nulla ma, come vedremo nell'articolo, un'estensione esagerata di queste aree è da considerare quantomeno sospetta e non funzionale allo scopo precipuo.
Valutazioni del genere sono estensibili, con le doviute distinzioni, anche alle strade rotabili.
 
 
Galleria ferroviaria "naturale" in Ucraina
 
E’ da anni che vo’ dicendo – testimoni i funzionari del mio comune – che vi è un progetto di sterminio dei nostri alberi autoctoni travestito da prudenzialità assicurativa e tecnicismo potatorio chemioterapico. Ho fatto varie foto degli alberi “potati” e sterminati di Diano Marina, e della Liguria di Ponente in genere, poi vado nel Chianti, e vedo gli stessi alberi potati allo stesso modo a Gaiole in Chianti (SI). E poi ricevo una mail del Comitato contro l’Aeroporto di Ampugnano (SI), l’aeroporto privatizzato in criminale maniera da MPS e CDP, su cui pende un’indagine della magistratura, e vedo le stesse identiche potature chemioterapiche e le stesse domande attonite degli ignari-ingenui cittadini.
La cosa più disperante è di vedere i funzionari comunali che fanno gli gnorri quando gli vai a spiegare che c’è un progetto occulto delle compagnie sementiere di appropriarsi di tutta la materia viva, per brevettarla e poi vendercela, che sia vegetale, animale o umana. No, scherzo, questo non glielo dico, ma gli dico che vi è un disegno di sostituire le nostre piante autoctone con piante provenienti da laboratori biotecnologici di altri paesi, preferibilmente Olanda, Israele e paesi Scandinavi. Non serve a niente, loro eseguono. Fanno gli gnorri, e se anche ti credono, si sentono impotenti. Come se non potessero dire alle ditte di potatura di tagliare più lievemente…Anche perché agronomi “indipendenti”, consultati amichevolmente, mi hanno garantito che questo tipo di potatura, contrariamente alla vulgata che vuole che gli alberi poi rifioriscono e si riprendono sempre, in realtà non fa che indebolirli, e sono già per la maggior parte malati, costringendo poi i comuni ad abbatterli con il pretesto della pericolosità pubblica…

E’ passato persino un ordine della Rete Statale Ferroviaria Italiana di imporre ai privati cittadini nel raggio di SEI METRI dai binari di MOZZARE tutti gli alberi di alto fusto. Per quale ragione? Nessuna. Se non quello che ho detto sopra.
Si noti bene, non scrivo questa nota per segnalare un caso specifico, ma per richiamare l’attenzione sull’ennesimo scempio di questo tipo sui nostri alberi pubblici, e sulla leggerezza con cui si accordano i permessi per tagliare quelli privati, nell’ambito di una scrupolosità burocratica in un accanimento antiterapeutico che non può che provenire da ordini tecnico occulti dall’alto. Ma gli operai che eseguono, e con cui tante volte mi sono trovata a discutere, sono schiavi, e non se ne rendono conto, anzi ringraziano di avere un lavoro poiché come dice una santificata Costituzione, che pure è calpestata da ogni parte, ha sancito il lavoro come base della stessa. Quasi una farsa, un gioco di parole, un segnale in codice massonico. Non si basa sul benessere del popolo, né sulla solidarietà, né sulla libertà, né tanto meno sulla felicità del suo popolo, no, sul lavoro, e ci stiamo arrivando.. all’arbeit macht frei…
 
Una Repubblica senza la sovranità di battere moneta è una repubblica dove il lavoro sparisce e si riduce a schiavitù. In schiavitù fai qualsiasi cosa per sopravvivere, ma in una Repubblica fondata sul lavoro lo fai pensando che il lavoro è comunque santo, mentre in realtà non tutti i lavori sono socialmente utili, o costruttivi. Tanti, tantissimi lavori e occupazioni sono dannosi per la collettività, perché utili unicamente alla ricerca dell’utile o di quella moneta di cui tutti hanno bisogno per vivere. Potessi, cancellerei l’articolo 1 della Costituzione. Ma scommettiamo che è l’ultimo tabù? Dico solo questo, che se non fosse santificato acriticamente il lavoro, non si troverebbero operai per fare lavori così osceni. Né assessori strozzati e minacciati dalle assicurazioni per ordinare di farli. Né tanto meno agronomi per redigere quelle oscene relazioni. E sarebbe un bene. E magari le persone lavorerebbero con coscienziosità e passione, perché lo farebbero per piacere, creatività, soddisfazione, amore della natura e INDOLE.
I lavoratori non hanno tempo di osservare e di viaggiare per l’Italia per constatare che qualcosa non va nella potatura e nel massacro di TUTTI i nostri alberi. Non hanno neanche tempo di osservare le foto che metto su SL, o la casualità che le possano vedere si riducono, ma se cominciassero a vederle, inizierebbero almeno a porsi delle domande?
 
N. Forcheri 20 Aprile 2013
 
Segue la mail ricevuta oggi:
 
La Via Dritta che collega Stigliano con San Rocco attraverso il Padule ha un primo tratto che 30 anni fa era alberato da entrambi i lati con pioppi argentati: una strada bellissima, ombreggiata per il conforto dei braccianti e dei contadini nei loro spostamenti fra il podere e i campi. Poi l’agricoltore che ha comprato S. Vittorio ha segato tutti i pioppi sul lato suo.
Questo inverno, il Comune o l’Unione dei Comuni ha “potato” i pioppi sull’altro lato. Come mai? Per vendere la biomassa? Per aumentare la percentuale di rifiuti riciclati? Non sappiamo.
 
tratto da STAMPA LIBERA

lunedì 1 aprile 2013

LEGAMBIENTE scopre l'acqua fredda

Non si tratta di un titolo polemico ma anzi di un plauso per l'interesse mostrato da questa associazione per il demenziale fenomeno, peculiarmente italiota, del consumo di acqua dichiarata "potabile" pur se imbottigliata in contenitori di plastica e trasportata in giro per la nazione a costi sociali inaccettabili.
 
 

 Come accennato, il nostro Paese capeggia negativamente la classifica mondiale dei consumatori di acqua "plastificata" pur ricoprendo un territorio complessivamente ricchissimo di acque naturalmente potabili.
Ma il potere persuasivo della propaganda pubblicitaria è riuscito in pochi anni a convincere i consumatori che sia una cosa normale e quasi dovuta acquistare acqua plastificata per il consumo quotidiano nonostante costi anche migliaia di volte in più di quella di rubinetto e, a prescindere dalla sua qualità al momento dell'imbottigliamento, è certamente inquinata da ftalati e bisfenolo-A rilasciato dai contenitori plastici.
Invece è pura follia.
 
In questo contesto va specificato che l'acqua imbottigliata in vetro (che purtroppo però non è più "vuoto a rendere" come una volta) è naturalmente esente da queste contaminazioni anche se è comunque assurdo pagarla tanto (anzi ancora di più proprio perché è in vetro!) e trasportarla in giro per l'Italia dall'imbottigliatore al consumatore finale.
 
Come qualcuno obietta, è vero che ci sono ancora tutt'oggi (limitate) zone del Paese in cui non è possibile bere in sicurezza l'acqua del rubinetto ma la soluzione dell'acqua plastificata in piccoli contenitori non è certo l'unica possibile.
Ad esempio, in questi casi da considerare estremi, l'utilizzo di contenitori più grandi come quelli utilizzati nei distributori da luoghi pubblici, potrebbe abbattere significativamente costi ed inquinamenti pur non risolvendo il problema alla radice.
 
Nota: il dossier pone l'accento anche sulla riduzione delle emissioni di CO2 di origine antropica nonostante non esistano prove scientifiche che esse possano apportare danni all'ambiente o, più specificamente, possano realmente incrementare l'effetto serra, ritenuto da qualcuno il principale responsabile del presunto innalzamento delle temperature medie dell'atmosfera.
A questo proposito, pur plaudendo e sostenendo questa iniziativa, va detto che il movimento di Legambiente più di una volta è scivolato su posizioni piuttosto ambigue per l'ambiente, forse per ingenuità, forse per mancanza di competenza scientifica.

 
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domenica 31 marzo 2013

L'impatto antropico e la pratica del fuoristrada

Usata spesso a sproposito e con la stessa attendibilità di un'estrapolazione statistica, l'accezione comune della locuzione "impatto antropico" pare riflettere più una valutazione personale di chi la usa che il riscontro oggettivo di una modificazione dell'ambiente e del territorio derivante da attività umane.
E' anche vero che l'Uomo, in quanto abitante della Terra al pari di tutte le altre creature, non avrebbe alcun motivo per valutare il proprio impatto diversamente da loro se non fosse che la tecnologia che è in grado di esprimere lo eleva, come potenziale distruttivo o modificatore, ben al di sopra della media.
Pare proprio infatti che tra le pulsioni primarie dell'Uomo debba essere annoverata di diritto l'evoluzione culturale e quindi tecnologica.
 
A questo proposito, va detto per inciso che distinguere tra cultura e tecnologia sarebbe un errore di valutazione simile a quello che, ormai da secoli, porta la maggioranza della gente a dicotomizzare il sapere in due branche apparentemente antitetiche eppure complementari.
Ma basta pensare alla letteratura come ad una scienza della comunicazione, alla matematica come ad un linguaggio descrittivo (oltre che analitico) ed alla tecnologia come ad una materializzazione di pensiero funzionale per comprendere come scienza e cultura sono la stessa identica cosa pur se approcciate da ottiche diverse.
Del resto, lo stesso Principio d'Inderminazione di Heisemberg afferma che non è possibile osservare un fenomeno senza in qualche modo modificarlo e quindi se ci si avvicina ad esso in maniera diversa, diversa risulterà la visione della realtà.
 
Tornando alla definizione generica di antroimpatto, molti tendono ad applicarla principalmente su considerazioni estetiche - senza altre valutazioni - e non solo: perfino nell'ambito delle sole apparenze esteriori, gli stessi critici riescono a scorgere la pagliuzza senza avvedersi della trave!
Faccio un esempio pratico.
Se, come succede spesso, c'è sempre qualche imbecille (non ho trovato una definizione più aderente alla realtà) che insorge contro un generatore eolico denunciandone il suo inaccettabile "impatto ambientale", si può stare sicuri che lo stesso acuto imbecille non si avvede del fatto che magari il generatore insiste, occupando qualche decina di metri quadri, in un territorio completamente DEVASTATO per migliaia di ettari da attività agricole o pastorali.
Eh si, perché la più devastante delle attività umane per quanto riguarda il vero e proprio Impatto Ambientale, non è la produzione industriale, men che meno è l'autotrazione ma è l'agricoltura.
Non a caso, le modificazioni del territorio dovute ad attività agricole sono le ultime a risultare visibili allontanandosi nello spazio dalla Terra, dopo che sono scomparse da un pezzo le aree urbane, le strade e perfino la Grande Muraglia cinese!
Gli amanti di una visione della "natura" allineata e coperta come quella che è fornita da un campo di grano o da un filare di viti dovrebbero capire che quella non è "natura" ma il risultato di una modificazione del territorio dovuta ad attività antropiche.
Anche i castori e tanti altri animali sono capaci di modificare il territorio su piccola e vasta scala a seconda delle loro esigenze o a seguito della loro stessa esistenza ma, va detto, non in maniera così incisiva come fa l'Uomo per sua scelta ponderata.
 
Quindi, tanto di cappello a chi si adopera - o crede di adoperarsi - in soccorso dell'Ambiente con la maiuscola ma suggerirei loro di cercare, prima di ogni altra valutazione, di capire in cosa consiste realmente una modificazione del territorio e dell'ambiente indotta da attività antropiche e di buttare giù una scala di valutazione che sia in grado di far comprendere immediatamente l'impatto complessivo di ogni singola attività.
 
 
Agricoltura
Come detto, appare evidente che non esiste attività umana ad impatto più alto sul territorio che non l'agricoltura e con essa la pastorizia intesa nell'accezione moderna dell'allevamento intensivo.
Eliminazione delle macchie naturali, irreggimentazione e deviazione delle acque fino all'impoverimento ed alla desertificazione di interi territori sono conseguenze praticamente inevitabili delle agricolture su vasta scala.
Certamente, cercare d'intervenire su di esse senza cercare di cambiare le nostre abitudini alimentari significherebbe lavorare su dei dettagli perdendo di vista una visione d'insieme per cui da un punto di vista STRETTAMENTE RAZIONALE non si può non dare ragione al veganesimo che avrebbe come primo effetto, oltre ad un miglioramento generalizzato della salute e dell'aspettativa di vita di ogni uomo sul pianeta, un vero risorgimento naturale dei territori modificati o devastati dai pascoli e dalle colture specifiche per l'alimentazione animale.
In questa valutazione, va tenuto conto del fatto che le estensioni di coltivazioni necessarie per foraggiare animali da macello, sono almeno di un ordine di grandezza superiori a quelle che sarebbero necessarie per alimentare DIRETTAMENTE noi esseri umani. Quindi, rinunciando o limitando di parecchio la carne nella nostra dieta, oltre ad un positivo impatto sulla salute, assisteremmo alla rinascita naturale di una quantità immensa di territori destinati (e devastati) dalle attività di allevamento a scopo alimentare.
Pare anche che la coltivazione - estremamente redditizia - del caffè sia responsabile della riconversione di parecchie aree destinate in origine a coltivazioni alimentari. Considerando che del caffè si può fare vantaggiosamente a meno o comunque si può limitarne di parecchio il consumo, anche sfumature come queste nella vita quotidiana di ogni singolo individuo comporterebbero effetti positivi significativi a livello globale.
La diversificazione delle nostre abitudini alimentari, con la reintroduzione di parecchi alimenti vegetali alternativi alle solite poche graminacee e legumi di cui ci cibiamo SOLO perché sono per i produttori le più convenienti, permetterebbe di contrastare la perdita delle biodiversità. Vale la pena quindi di tener presente che, alle nostre latitudini, ci cibiamo di preferenza di prodotti a base di grano non perché dal punto di vista alimentare sia superiore ad altre graminacee come l'orzo ma semplicemente perché offre una resa di raccolto superiore. Stesso discorso vale per frutta e verdura, leguminacee e quanto altro.
 
 

A differenza dei vegani puri, non sono del tutto contrario al consumo di carni (carne e "pesce" che sempre carne è!) ma lo sono nei riguardi della carne d'allevamento intensivo, sia per la sofferenza imposta agli animali, sia per la stessa qualità di carni e uova prodotte da animali sottoposti ad una vita e ad un'alimentazione insana come quella derivante dal loro allevamento industriale.
Le attività venatorie o di pesca amatoriale potrebbero fornire OCCASIONALMENTE carni "fresche" e naturali che potrebbero integrare ogni tanto la nostra dieta vegetale senza pregiudicarne la salubrità, anzi integrandola appunto, in modo da renderla simile a quella paleolitica che molti individuano come la nostra dieta più consona, avendola praticata per un tempo maggiore rispetto a qualsiasi altra nel corso della nostra presenza sulla Terra.
Per questo sono favorevole alla caccia - che per inciso "assicura" una fine naturale ad ogni animale catturato ed abbattuto - ma assolutamente contrario ai disumani allevamenti industriali.


 
Produzione industriale
Non v'è dubbio che la produzione industriale possa occupare di diritto il secondo posto in una scala decrescente di valutazione dell'impatto antropico e ciò non tanto - come considerano a torto molti - per l'insistenza stessa e per l'impatto diretto dell'opificio sul territorio ma per tutti i danni indotti a partire dal reperimento ed affinamento o produzione delle materie prime, il loro trasporto, l'impatto provocato della produzione, di nuovo il trasporto dei prodotti finiti ed infine dal loro smaltimento.
Gli interventi possibili in questo settore sarebbero infiniti ma io continuo ad insistere su quelli che a me risultano più fattibili ovvero una limitazione drastica della produzione automobilistica attraverso il miglior sfruttamento possibile dei veicoli già prodotti - ovvero l'usato - evitando di mandarli in rottamazione troppo presto, molto prima che risultino inservibili o poco convenienti da utilizzare e prima ancora sull'assurda abitudine di imbottigliare, vendere e consumare acqua potabile in bottiglie di plastica trasportandola per migliaia di chilometri fino al consumatore. Un'abitudine davvero idiota, facilmente evitabile ed oltremodo decadente.
 

 
La viabilità
Ma è proprio necessario costruire ed ampliare continuamente strade e viadotti?
Una domanda che l'esercito di idioti (non definibili altrimenti) che si schiera contro la pratica del fuoristrada motorizzato non si pone mai è "Qual'è il reale impatto di una strada sul territorio e sull'ambiente naturale inteso sia come vita animale che come vegetazione?"
Rispondo io: E' tanto grande che solo difficilmente è valutabile sotto tutti i suoi aspetti.
 
Premesso che la necessità di costruire nuove strade ed ampliare quelle esistenti deriva principalmente da un ingiustificato aumento del traffico terrestre che potrebbe essere grandemente ridimensionato, nel nostro Paese, sviluppando al massimo quello marittimo e ferroviario (evitando di svendere le ferrovie ad operatori privati) e soprattutto lavorando sui presupposti che costringono la gente a spostarsi per lavoro e le merci ad essere trasportate su e giù invece di essere prodotte ed utilizzate sul posto, bisognerebbe valutare attentamente, ogni volta che si prende in considerazione la costruzione di una nuova strada o un significativo ampliamento di una viabilità esistente, la reale portata dell'impatto ambientale dell'opera.
Per "strada"s'intende ormai un'opera moderna che consiste in un nastro estremamente regolare si asfalto posto su di una sede il più possibile lineare a prescindere dalle caratteristiche orografiche del territorio. Quindi la preparazione della sede comporta quasi sempre consistenti sbancamenti e movimenti di terra con alterazioni importanti e definitive delle preesistenze naturali, impermeabilizzazioni, canalizzazione forzata delle acque piovane ed eventualmente fluviali, stendimento di eventuali linee d'impianto accessorie (ad es.: illuminazioni) e, nei casi più eclatanti, trafori e viadotti.
Ora, quanti di noi si sono mai immedesimati nella fauna e nella flora al cospetto della devastazione operata dalla costruzione di una strada moderna ed asfaltata capace di dividere gli ambienti naturali in tante schegge di un insieme originario e di deviare ed irregimentare i flussi delle acque?
Perché è questo che comporta una strada tracciata su di un territorio naturale, dovrebbero tenerlo ben presente i sedicenti amanti della natura che si battono contro alla pratica del fuoristrada motorizzato, il cui reale impatto sull'ambiente è pressoché nullo a meno di non effettuare valutazioni puramente estetiche sulle tracce lasciate dalle ruote ma che sarebbero ben contenti, a bordo delle loro scintillanti ed impeccabili auto da strada su comode e livellate strade asfaltate, di attraversare ed osservare ambienti naturali relegati dietro alle immaginarie sbarre di uno zoo, ben lontane dal poter sporcare di fango le suole delle loro scarpe, lisce come l'asfalto.

Fuoristrada in armonia con la natura: niente strade = nessun impatto ambientale!



 
 Appendice: geoingegneria e guerra climatica
Più difficilmente apprezzabili da chi non si guarda intorno con spirito critico, queste due piaghe moderne passano inosservate ai più che ignorano - o negano pervicacemente - che sono in atto da anni operazioni di geoingegneria e di modificazione climatica su scala planetaria ma particolarmente concentrate ed apprezzabili in determinate zone ad alta antropizzazione.
Più che di due pratiche distinte, si tratta in realtà di considerare due punti di vista della stessa scienza in quanto la modificazione climatica non è che una branca della geoingegneria, disciplina che lontano dalla consapevolezza popolare ha raggiunto un livello di potenza ed efficacia di cui ancora pochi al mondo si sono resi pienamente conto.
E' noto da diversi decenni, ad esempio, che esistono diverse tecniche per provocare terremoti artificiali sia come fine dichiarato che come effetto collaterale di determinate pratiche geologiche. Un terremoto può essere provocato artificialmente in zone non sismiche ricorrendo a potenti cariche esplosive sotterranee oppure, disponendo le cariche in maniera opportuna su faglie critiche in zone già a rischio sismico, si può far precipitare un evento sismico che sarebbe accaduto naturalmente prima o poi, tenendo presente che i tempi geologici trascendono la nostra breve esistenza sulla Terra.
Altresì, un sisma si può scatenare in un ambito abbastanza circoscritto come effetto collaterale della tecnica di estrazione di gas naturali detta "fratturazione idraulica" o più brevemente "fracking" che si sospetta sia all'origine dell'ultimo terremoto in terra emiliana non riconosciuta a rischio sismico.
Anche onde anomale in grado di spazzare le coste possono "tranquillamente" essere provocate da esplosioni sottomarine ancor più efficacemente se coadiuvate dal crollo di una parete sottomarina già in equilibrio precario o da una faglia in tensione che "non vedeva l'ora" (si parla sempre di tempi geologici) di liberare la sua energia.
Quindi attenzione a considerare di origine naturale tutti i sismi ed i disastri degli ultimi anni: non è solo da oggi che si può fare e conoscendo l'Uomo sappiamo che se una cosa si può fare, prima o poi qualcuno la farà. Vale sempre la pena di chiedersi se un sisma o un disastro, magari stranamente circoscritto e sospetto come quello di Fukushima, può essere stato scatenato intenzionalmente per una ragione plausibile ed a vantaggio o detrimento di qualcuno.

Ma la geoingegneria non è solo questo; in fondo il ricorso agli esplosivi per tali scopi, sia di tipo tradizionale che nucleari, è una pratica sperimentale che risale alla 2a Guerra Mondiale ed oggi sappiamo che il bombardamento della ionosfera con tecnologia HAARP può presumibilmente operare veri "miracoli" di ordine geologico senza neanche dare nell'occhio.
In rete, anche tramite i link indicati nella colonna di destra, si possono approfondire questi argomenti.

Abbiamo detto che la modificazione climatica è solo un aspetto della geoingegneria ma di questa rappresenta forse l'effetto (o per altri versi la causa) più facilmente visibile essendo messa in atto ANCHE attraverso le irrorazioni aeree a tappeto, al secolo le famigerate "scie chimiche" che per una folta schiera di imbecilli, parenti forse di quelli già citati, semplicemente "non esistono" e/o non vale neanche la pena di indagare.

Certo è che inondare i cieli di particolati metallici e tossici o batteri non è un toccasana per l'Uomo e neanche per l'ambiente e allora se c'è qualcuno che crede di avere un tale livello di coscienza da sentirsi in dovere di schierarsi con coloro che vogliono preservare la natura e con essa noi, è bene che prenda apertamente posizione contro questa pratica criminale, mettendola in agenda al primo posto tra gli argomenti di battaglia e discussione.
 

venerdì 1 marzo 2013

Bill Gates finanzia Monsanto

Bill Gates è fondamentalmente noto per essere il fondatore di Microsoft, l’azienda produttrice del notissimo sistema operativo Windows. Ricchissimo, si è ritirato dalla guida dell’azienda ed ora impiega tempo e denaro nel finanziare le tecnologie per la modificazione genetica, la geo-ingegneria, le vaccinazioni sperimentali e nel diffondere la buona novella della Monsanto salvatrice dalla fame nel mondo.
Nessuna sorpresa quindi nel leggere che Gates possiede 500.000 azioni della Monsanto. Controvalore: 23 milioni di dollari.

Ma è sempre Monsanto quell’azienda che è stata beccata a gestire in Argentina gruppi di lavoratori in nero, schiavizzati e costretti a lavorare 14 ore al giorno – per giunta spesso senza stipendiarli. Azienda che ricorre ai propri colossali fondi per pagare organizzazioni che falsificano letteralmente le dichiarazioni della FDA al fine di diffondere gli organismi geneticamente modificati.
Non mettiamo nemmeno in conto i suicidi di agricoltori in India, dovuti all’incapacità dei prodotti Monsanto di garantire i raccolti, suicidi che si verificano al ritmo di 1 ogni 30 minuti in quella zona agricola che è tristemente nota come ‘fascia dei suicidi’.

Bill Gates finanzia anche aziende che riducono i minori in schiavitù
Come se non bastasse, la Bill and Melinda Gates Foundation collabora con la Cargill con l’obbiettivo di diffondere la soia OGM nel 3° mondo. La Cargill è una multinazionale da 133 miliardi di dollari beccata anch’essa a violare le leggi sul lavoro ed incriminata dall’International Labor Rights Fund per traffico di minori dal Mali e per riduzione in schiavitù di minori come lavoratori nelle piantagioni di cacao, dove sono costretti a lavorare dalle 12 alle 14 ore al giorno, con paghe misere ed alimentazione insufficiente. L’azienda intanto continua ad acquistare cotone dall’Uzbekistan, dove è ben noto che sia il frutto di lavoro nero minorile.
Bill Gates si è prestato in prima persona per spot pubblicitari a favore degli OGM Monsanto, nei quali li magnifica come «La soluzione» alla fame nel mondo quando persino l’ONU ha riconosciuto che gli OGM non possono sconfiggere la fame altrettanto bene quanto l’agricoltura tradizionale.

Il tema della fame nel mondo è stato studiato in particolar modo dall’International Assessment of Agricultural Knowledge, Science and Technology for Development (IAASTD), un gruppo di 900 fra scienziati e ricercatori. I risultati della ricerca sono abbastanza chiari: 900 scienziati concordano che le sementi OGM non sono la soluzione alla fame nel mondo. I risultati sono stati pubblicati nel 2008, ben prima che Bill Gates – ignorandole – iniziasse a proclamare per ogni dove che gli OGM sono la soluzione miracolosa.
Anche la Union of Concerned Scientists ha esaminato la verità sui raccolti prodotti dagli OGM, giusto per scoprire che sul lungo periodo le sementi OGM non producono nessun aumento nei raccolti, mentre hanno un costo eccessivo e recano un grosso danno alla salute ed all’ambiente. La mancanza di basi scientifiche è risultata tanto evidente agli occhi della Union da voler documentare tutto in modo dettagliato, all’interno di un resoconto del 2009 intitolato: «Raccolti fallimentari».

Sono molte le critiche che si sono levate contro Gates per tali finanziamenti, per esempio dal gruppo Community Alliance for Global Justice, che ha dichiarato:

«La Monsanto ha un passato di crasso spregio delle esigenze e del benessere dei piccoli agricoltori sparsi per il mondo... la questione solleva grossi dubbi sul pesante finanziamento dato dall’azienda allo sviluppo dell’agricoltura africana...».
Allora, come mai Bill Gates, un uomo osannato dai media come un santo filantropo versa milioni – se non miliardi – in operazioni di questo tipo? E perché continua a dire che gli OGM possono combattere la fame nel mondo quando sa che non è vero, visto che fanno al contrario calare i raccolti e creano altri problemi?

Domandiamolo a Bill Gates
Ieri Gates si è reso disponibile a rispondere alle domande di utenti online tramite il sito sociale Reddit, in quella che si presentava come una intervista aperta, del tipo «Chiedetemi qualunque cosa». Era un’opportunità unica per chiedere a Bill Gates in persona perché avesse acquistato in modo occulto 500.000 azioni Monsanto – a parte questioni fiscali – e perché facesse squadra con la Cargill per diffondere gli OGM nel mondo. Cosa che in tanti ci domandiamo.

Alle domande su Reddit avrebbe risposto in forma scritta. Così, benché avessi una quantità di domande da porgli – una per tutte: «se lui per primo mangiasse OGM» – gli ho semplicemente chiesto:

«Perché ha comprato 500.000 azioni Monsanto?»

Non arrivando la risposta, sono partiti numerosi commenti con gli utenti che domandavano a Gates, per favore, se voleva rispondere. Quindi molti altri hanno posto delle varianti di questa stessa domanda. Domande rimaste tutte senza risposta – come previsto.

Ecco alcuni commenti alla mia domanda:

Lawfairy scrive: «Avrei voluto rispondesse; per me questa è una delle cose più incomprensibili circa di Gates, persona che altrimenti rispetto come uno dei più eminenti filantropi della nostra generazione... Per me i rapporti di Gates con la Monsanto sono l’aspetto moralmente più discutibile della sua intera attività».

Un altro utente scrive: «Non potrebbe dedicarci un po’ del suo tempo per chiarirci dei suoi investimenti nella Monsanto? Questa multinazionale, benché titoli di voler metter fine alla fame nel mondo, ha fatto negli ultimi 100 anni delle cose decisamente deprecabili, ed io non credo che avessero a cuore gli interessi della gente. Io credo che il modo per metter fine alla fame nel mondo non consista nell’avere un’unica azienda che manipola, controlla o possiede le scorte alimentari mondiali – o cerca di farlo».

Un altro ancora ha dato questa risposta: «[Ha le azioni Monsanto] Perché appoggia il Bilderberg group!».

Comunque, nessuno ha avuto una risposta ufficiale alle domande sulle azioni Monsanto. L’intenzione ovvia sembra quella di voler lasciar svanire la cosa nel flusso della stampa allineata, quella che sembra pensare che Bill Gates sia il nr. 1 dei filantropi, incapace di fare del male.
Noi invece troviamo assolutamente inaccettabile che qualcuno che finanzia i piani di aziende collegate agli OGM ed allo sfruttamento del lavoro nero minorile venga accolto con un applauso.

Anthony Gucciardi

Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Massimo Frulla, revisione di Lorenzo de Vita, tratto da disinformazione.it

domenica 4 novembre 2012

Caccia: l'ipocrisia degli animalisti


Ad ogni apertura di stagione venatoria, si ripropone la trita e sterile polemica della messa a bando della caccia da parte di una vasta schiera di animalisti che hanno una visione solo parziale della realtà, di ecologisti che non sanno neanche dove stia di casa l'ecologia e, per finire, di gente che è in realtà solo contro la detenzione di armi da fuoco da parte dei privati cittadini ma non certo da parte di forze ostili ai cittadini stessi, a cominciare dalle famigerate forze di polizia europee dotate di licenza di uccidere, ai fantomatici serial-killer (o chi per loro) ben protetti ed occultati dalla Legge (fate un giro nel blog di Franceschetti) per finire a quelli che fanno la guerra al prossimo, (es)portando morte e distruzione, solo per fare la pace con le banche e CREARE nuove opportunità per gli investitori che pagano le loro armi ed i loro equipaggiamenti... .
 
Tuttavia, in quanto animalista convinto (e non dell'ultima ora), sarei pronto a sostenere una campagna contro la caccia, ma a queste condizioni:
  • Messa al bando planetaria degli allevamenti di animali da macello e da sperimentazione. Un animalista che si preoccupa di vietare la caccia prima di vietare gli allevamenti da macello o da sperimentazione è un IPOCRITA capace di vedere la pagliuzza che ha nell'occhio ma non la trave rovente che ha in qualche altro posto. Solo in allevamenti del genere, un animale arriva a vivere sofferenze così atroci e continuate fin dalla nascita: chiunque di loro "firmerebbe" per una morte occasionale e rapida in una battuta di caccia invece di vivere una vita di sofferenze ed una morte spesso lenta e spietata. Un colpo risolutivo ben assestato in un'azione di caccia è una morte che qualsiasi animale si "aspetta" da milioni di anni a questa parte e fa parte della storia del mondo anche prima che nascesse l'Uomo e che nella parte più recente della sua storia decidesse di circoscrivere in una categoria quei suoi elementi che ancor oggi si adoperano in un'attività così connaturata alla sua indole.
  • Conversione definitiva al veganesimo. Se la carne non fa bene praticamente a nulla - e questo nessuno può metterlo in discussione - è tanto più vero che quella che fa meno bene sia quella proveniente da animali allevati a tal scopo, vegetati - non vissuti - in condizioni di stress perenne e rimpinzati di antibiotici, ormoni e cibi bilanciati per l'ingrasso. Se continuiamo a mangiare carne, nell'interesse della nostra salute, contro la desertificazione del pianeta indotta dagli allevamenti e contro gli squilibri ecologici indotti dalle immense coltivazioni destinate all'alimentazione degli animali da macello, faremmo bene a limitarci a (pochissima ed occasionale) carne ricavata da attività venatorie. In tal modo rientreremmo anche in un regime alimentare di tipo paleolitico, da qualcuno suggerito come essere il più connaturato all'evoluzione umana.
  • Messa al bando delle guerre di tutti i tipi, da quelle convenzionali a quelle climatiche o economiche. Solo in tal modo, grazie al benessere ed alla sicurezza sociale che ne deriverebbe, non avremmo più nessuno da cui difenderci, armati fino ai denti. Unici ostacoli alla realizzazione dell'utopia, le banche ed i governi.
In mancanza di tali condizioni, lasciateci la caccia (e lo dice uno che non ha mai cacciato in vita sua) e le armi per difenderci anche (non si sa mai: le campagne denigratorie alimentano l'odio) da animalisti ipocriti e sedicenti ecologisti che congiurano contro il pianeta e l'Uomo stesso magari senza rendersene conto, plagiati da qualcuno capace di sfruttare la loro miope sensibilità.

Dedicato a chi è contro la caccia ma continua a mangiar carne di allevamento.
Per stomaci forti:
 

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