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giovedì 20 dicembre 2012

Antigravità, gravità artificiale, acqua, cibo ed energia illimitata per i viaggi spaziali con la tecnologia Keshe

Antigravità, gravità artificiale, creazione di qualsiasi tipo di materia "dal nulla" compresi acqua, cibo, nanomateriali ed energia in modo da poter affrontare viaggi spaziali di durata infinita, non più condizionati dal carico di scorte. Possibilità di curare qualsiasi tipo di malessere o malattia senza farmaci e senza l'intervento diretto di medici.

Rovescio della medaglia, la stessa tecnologia potrebbe venir utilizzata per la fabbricazione di armi dal potere pressoché illimitato. Per questo è necessario condividerla a livello planetario in modo che nessuno (stato o individuo che sia) possa avere la supremazia sull'altro: in poche parole, il sogno di Tesla.

Direttamente dalle parole del suo ideatore:


domenica 8 luglio 2012

Il potenziale inespresso della Geotermia in Italia


Un maggiore sviluppo della geotermia, la risorsa energetica rinnovabile che sfrutta fonti geologiche di calore, potrebbe portare risparmi per 10mld di euro alla bolletta petrolifera italiana. Di questi, circa la metà andrebbero alla produzione di elettricità.
Uno scenario in cui si potrebbe arrivare spingendo di più su nuove tecnologie per lo sfruttamento delle risorse geotermiche ad alta temperatura. E l’obiettivo non e’ visionario. Nel nostro Paese, infatti, la geotermia conta risorse per 500 Mtep (milioni tonnellate equivalenti petrolio), pari a 2,5 volte i consumi annui nazionali di eletricità, che amontano a 185 Mtep, eppure di questa fonte rinnovabile ne usiamo appena il 3% coprendo solo il 7% dei consumi annuali.
I dati sono emersi nel corso del convegno “Possibile contributo della geotermia di alta temperatura per la produzione di energia elettrica in Italia, fino al 2050, con l’uso di tecnologie alternative”, promosso oggi a Rona, nella sede del CNR, da SIGeA (Società Italiana di Geologia Ambientale) e UGI (Unione Geotermica Italiana).
“Con la geotermia il nostro Paese potrebbe davvero aprire scenari energetici importanti, perché è tra le risorse rinnovabili la sola che presenta caratteristiche di continuità assoluta e che ha un potenziale enorme in Italia” afferma all’Adnkronos Giancarlo Passaleva dell’Ugi che, insieme ai ricercatori ed esperti intervenuti al convegno, lancia un appello al Governo: “Basterebbero 400 mln di euro per sviluppare nuove tecnologie e far decollare la geotermia come fonte di produzione di elettricità".
“La geotermia è un potenziale energetico rinnovabile che è stato finora utilizzato solo in maniera modesta nel nostro Paese, sia per produrre energia elettrica che - continua Passaleva - per usi diretti del calore”. La produzione di energia elettrica da fonte geotermica, ricorda l’esperto, “...è stata avviata in Italia, primo Paese al mondo, fin dagli inizi del ’900 a Larderello in Toscana”. “Da allora - continua - l’impiantistica si è ovviamente sviluppata e, soprattutto negli ultimi 20 anni, la costruzione di nuove centrali, la ristrutturazione di impianti preesistenti, nonché l’ammodernamento della tecnica di perforazione dei pozzi e di gestione del serbatoio geotermico, hanno contribuito a far crescere l’energia elettrica prodotta fino ai valori attuali, pari a circa 5,3 mld di kWh all’anno, un pò meno del 2% della produzione elettrica nazionale e circa il 25% del fabbisogno elettrico della Toscana”. “Fino ad oggi però - afferma ancora Passaleva - il geotermico di alta temperatura viene utilizzato, come anche negli altri Paesi geotermici del mondo, limitatamente ai sistemi idrotermali, che sono scarsamente diffusi, per le loro peculiari condizioni geomorfologiche”. L’esponente dell’Ugi ricorda anche che esistono peraltro sistemi geotermici cosidetti ‘non convenzionali’, di enorme potenziale produttivo, presenti nel nostro Paese. “Si tratta - spiega Passaleva - di sistemi a ‘rocce calde secche’, sistemi ‘magmatici’, sistemi ‘geopressurizzati’, sistemi a ‘fluidi supercritici’, sistemi a ‘salamoie calde’”. Uno scenario che apre panorami energetici importanti per l’Italia.
Secondo i ricercatori e gli esperti presenti al convegno di oggi [articolo dell'8 giugno, N.d.R.], per l’Italia, con l’utilizzo di sistemi non convenzionali, si apre un’ipotesi di sviluppo della risorsa geotermica, entro il 2050, di almeno un ordine di grandezza superiore al presente di 10.000 MW a fronte degli 880 MW attuali e 60 mld di kWh/anno a fronte dei 5,3 attuali. “Ciò comporterebbe - aggiunge Passaleva - un risparmio annuo di oltre 10 mln di tonnellate equivalenti petrolio, per un valore, a costi attuali, di circa 6mld di euro, nonché minori emissioni di CO2, pari a circa 36 mln di tonnellate”.
Ma la condizione indispensabile perché queste prospettive si realizzino, secondo gli esperti è che si faccia “...un grande sforzo condiviso dal mondo della ricerca, dell’industria ma, soprattutto, dal Governo del Paese, per la realizzazione di un’importante progetto finalizzato di ricerca e sviluppo nell’ambito dei sistemi geotermici non convenzionali esistenti sul territorio nazionale e che, con un costo stimabile di 400 mln di euro, aprirebbe enormi prospettive di sviluppo di una risorsa naturale, con ricadute estremamente positive sotto il profilo economico, ambientale e sociale”.
Intanto non mancano nel nostro Paese esempi di come la geotermia sia già una realtà. La nuova sede della Regione Milano, ad esempio, è completamente climatizzata con la geotermia ricavata in loco, così come il nuovo impianto Ikea di Parma e quello di Corsico, vicino Milano. Inoltre, le società distributrici di energia A2A di Milano e Hera a Ferrara riscaldano con la geotermia 30.000 abitazioni. Mentre è allo studio un progetto della società Eurobuilding per sfruttare l’energia geotermica del vulcano sottomarino Marsili che ha un bacino termico esteso per 2.100 km quadrati al largo tra la Sicilia e la Calbria. Un bacino che potrebbe riscaldare l’intera città di Palermo.

- integralmente tratto da MeteoWeb
- trasformazione degli apostrofi in accenti a cura di Doc Anthropos, in nome della conservazione e della salvezza della lingua italiana

Nota di Doc Anthropos: la citazione riguardo le emissioni di CO2 è significativa ai fini propagandistici dell'idea ma del tutto irrilevante ai fini ambientali non costituendo, le emissioni di CO2 derivanti da attività antropiche, un serio problema ambientale.

martedì 15 maggio 2012

La produzione di energia da fotosintesi ha il difetto di costare troppo poco

La foglia sintetica del MIT sopra una naturale

Ce l’hanno fatta! Al MIT di Cambridge, Mass., USA, sono riusciti a creare la prima foglia artificiale, in grado di imitare la meravigliosa fotosintesi. Una vera rivoluzione per il futuro dell’energia.

Ciò che è veramente strano è che nessuno ne abbia ancora parlato. Sono parecchi mesi che la ricerca era a conoscenza dei giornali e non solo. Forse che, in fondo, nessuno vuole realmente produrre energia a basso costo e in modo semplice? Pensare che anche le nazioni più povere arrivino al livello del cosiddetto “mondo civile” spaventa qualcuno? Temo proprio sia così. Comunque la notizia è vera e merita di essere divulgata, sperando che i governi abbiano veramente voglia di metterla in pratica. Una dettagliata descrizione della prima foglia artificiale è stata pubblicata sull’ ACS (Accounts of Chemical Research) Journal. La scoperta rappresenta una pietra miliare per dirigersi verso una fonte energetica perfettamente sostenibile. Forse l’unica veramente tale, come la Natura ci ha mostrato da centinaia di milioni di anni. Il concetto è ben noto ed estremamente semplice: trasformare l’acqua e la luce solare in energia, copiando ciò che le piante fanno in modo perfetto e meraviglioso. L’unico problema è che… costa troppo poco… Il materiale di cui è fatta è a basso costo e i processi per costruirla di facile realizzazione. Il responsabile di questo fantastico risultato ha un nome italiano (Daniel Nocera) e spero di cuore che tocchi proprio a un italiano (o di origini tali) di segnare questa svolta eccezionale. Magari è anche dovuto emigrare per mancanza di fondi… Ovviamente, se tutto sarà confermato, come sembra molto plausibile leggendo l’articolo originale, questa è una scoperta da premio Nobel, se non per la chimica, almeno per la pace.

Il meccanismo base della foglia artificiale è di spezzare la molecola d’acqua in ossigeno e idrogeno. E non è cosa da poco, soprattutto se fatto con mezzi estremamente economici. L’idrogeno servirà a produrre energia ed elettricità. La grandezza del risultato sta nel fatto che la produzione di energia a basso costo potrà essere utilizzata senza problemi nei paesi del terzo mondo. Non vi è, infatti, necessità di materiale prezioso come il platino. Nocera ha infatti sostituito il platino con un composto formato da zinco, molibdeno e nichel. L’altra parte della foglia sarà invece di cobalto, anch’esso di facile reperibilità. Energia per tutti i miliardi di esseri umani, senza discriminazioni basate sulla ricchezza. Addio alle orribili pale eoliche, ai carissimi e ingombranti pannelli solari, al mefitico biogas, al vigliacco petrolio, all’inquinante metano? Forse potrà essere così. Tuttavia, ho una grande paura che questa soluzione non piaccia ai ricchi della Terra… Spero proprio di sbagliarmi. Mi piace concludere con le parole di Nocera: ““Un obiettivo di ricerca che fornisca energia solare per le zone più povere della Terra, come la foglia artificiale, fornisce alla società globale il percorso più diretto per l’energia sostenibile del futuro”.

di Vincenzo Zappalà
integralmente tratto da ALTRO GIORNALE

domenica 3 luglio 2011

Energie alternative tra storia e tecnologia

Fa piacere polemizzare con persone intelligenti, e rispondere all’articolo di Eugenio Benetazzo fa parte di questa pratica: come si potrebbe polemizzare sull’energia con Sgarbi o con Ripa di Meana?
Tempo fa avevo buttato lì a Benettazzo di scrivere un articolo a quattro mani, sull’energia e sui risvolti economici ad essa collegati: continuo a credere che ne uscirebbe un buon lavoro, ma non se ne fece nulla. Purtroppo, entrambi abbiamo mille cose da fare.

Il pregio dell’articolo di Benetazzo – che, è vero, fa a pugni con il titolo “La farsa delle energie alternative” – è che non si perde nei mille rivoli della tecnologia, ma cerca d’inquadrare storicamente il fenomeno. Perché, rendiamocene conto, il problema dell’energia troverà soluzioni soltanto se sapremo allontanare la prospettiva da oggi e dall’esistente, per osservare il fenomeno per almeno un paio di secoli, dal 1900 al 2100, tanto per porre dei paletti.
In questo senso, l’articolo di Benetazzo è ben impostato ma, la sua prospettiva storica, è troppo pessimista.
E’ pur vero che io stesso ho sposato, nel mio libro “Mutamenti Climatici: la rivolta di Gaia”, la tesi “catastrofista”, ma l’ho fatto soltanto perché scorgo troppo, pericoloso ottimismo.
Si va da chi sostiene che la soluzione di tutto è il nucleare – e dimentica di comunicare che il prezzo dell’Uranio continua a correre come una Formula1, ogni sei mesi, praticamente, raddoppia[1] - a chi crede di salvare il mondo con le lampadine a basso consumo. 

mercoledì 22 giugno 2011

Dispositivi Free Energy a magneti permanenti

Nell'era del petrolio e del ritorno al nucleare, continuano ad essere completamente ignorati i dispositivi Free Energy, destinati a rimanere prototipi sperimentali non essendo opportunamente valutati dall'industria energetica. Tra questi verranno in particolar modo esaminati i meccanismi a magneti permanenti, basati su fenomeni fisici ben conosciuti senza tuttavia trovare ancora un'applicazione pratica. I dispositivi Free Energy a magneti permanenti rappresentano una prova sufficiente del continuo tentativo di occultamento della verità scientifica, attraverso la disinformazione che cerca di creare miti per renderli sempre più inapplicabili e non replicabili su larga scala. Uno dei casi in esame è quello del Coral Castle costruito secondo la leggenda nell’arco di una notte, da Edward Leedskalnin. La storia narra che conoscesse la tecnologia per annullare la gravità, tecnologia che necessita comunque di quantità elevate di energia. In ogni caso, per produrre l’energia necessaria alla realizzazione tale meccanismo facesse uso della free energy, difatti in loco sono presenti dispositivi con magneti permanenti, le cui caratteristiche sono riscontrabili in numerosi brevetti.
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