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sabato 21 dicembre 2013

Cronistoria della Fusione Fredda

Com’è noto ai meglio informati, uno dei tanti metodi per produrre energia “alternativa” in modo pulito e conveniente è avvalendosi della fusione nucleare debole che, a differenza della normale fissione, NON utilizza né produce sostanze radioattive ed è riproducibile anche in impianti di dimensioni tanto ridotte da poter essere facilmente trasportati in prossimità del luogo di utilizzo. Questo significa che un ulteriore vantaggio della fusione fredda sulla fissone è che può fare tranquillamente a meno di grossi elettrodotti evitando il loro impatto ambientale, il loro costo e la perdita di energia che avviene durante il suo trasporto (mediamente il 30%).
Per quanto riguarda questa forma di energia, ci troviamo a cavallo tra la seconda e la terza fase prevista da Schopenhauer per ogni nuova verità: la Fusione Fredda infatti è stata prima ridicolizzata, poi violentemente contrastata ed ora alcuni enti ufficiali, tra cui la NASA, l’ENEA  e nientemeno che la Marina Militare degli Stati Uniti, hanno cominciato ad ammettere non solo che funziona, esattamente come hanno sempre dimostrato i suoi pionieri ma che conviene anche. Tra un po’ sarà accettata dal dominio pubblico come “evidente”… .
Conoscendo i metodi “di contrasto” del Sistema per evitare che qualcosa possa minacciare il mantenimento dello Status Quo, ci accorgiamo che per la FF sono stati applicati tutti: dal discredito alla distruzione delle carriere, dall’intimidazione all’omicidio. Ma ancora una volta, la verità è venuta faticosamente ed inesorabilmente a galla nonostante i tentativi di affossamento.
Gli interessi che girano attorno alla fissione sono enormi e non solo di natura economica apparente: l’affare più grosso e sottaciuto deriva infatti dalla produzione di plutonio come elemento di risulta della reazione. Questo elemento è utilizzabile unicamente per la costruzione di ordigni bellici ma tanto è già sufficiente a giustificare il ricorso ad una forma così (altrimenti) sconveniente di produzione dell’energia. In effetti, l’elettricità prodotta nelle centrali a fissione costituisce solo un parziale recupero energetico permesso dall’acqua surriscaldata dalla reazione, a fronte di costi per altro inaccettabili.
Le centrali a fissione infatti necessitano di costosissime progettazioni, realizzazioni, sorveglianze ed enormi costi di “smaltimento” ma più esattamente di occultamento delle scorie radioattive, affare com’è noto in mano alla fazione del Sistema da esso stesso definita “Criminalità Organizzata”.
Nell’attesa di veder definitivamente smantellati tutti gli obsoleti e vetusti impianti a fissione, mi sembra utile ricordare, in ordine cronologico, le principali vicende che hanno caratterizzato fino al 2012 la tecnologia della Fusione Fredda.
·         30 marzo 1974 – Il chimico Omero Speri deposita a suo nome il brevetto 1024274 Produzione energia termonucleare controllata dell’idrogeno e i suoi isotopi. Alla costruzione del prototipo funzionante collaborò il suo amico Piero Zorzi ed insieme cercarono di proporre e divulgare questa nuova tecnologia sufficiente da sola ad emanciparsi dalla dipendenza dai carburanti fossili. Da subito furono forzosamente “invitati” a rivolgersi ad enti esteri e dopo un misterioso viaggio in Israele e senza dare spiegazioni, abbandonarono per sempre il loro progetto.
·         23 marzo 1989 – Gli elettrochimici Martin Fleischmann dell’Università di Southampton e Stanley Pons dell’Università dello Utah, spiegarono in conferenza stampa che era possibile ottenere energia pulita a costi irrisori mediante un semplice procedimento elettrochimico capace d’innescare reazioni di fusione nucleare a bassa temperatura. Pochi mesi dopo lo storico annuncio, le loro carriere furono distrutte attraverso una campagna denigratoria e furono costretti a ritirarsi a vita privata.
·         1991 – L’autorevole fisico del Massachusetts Institute of Technology Eugene Mallove dichiarò pubblicamente che la relazione decisiva sulla fusione fredda era stata inspiegabilmente manipolata dai ricercatori dello stesso istituto; per protesta si dimise dal MIT.
·         1997 – Un gruppo di ricercatori di Cincinnati riuscì a trasmutare completamente 100mg di nitrato di torio, generando elementi non radioattivi e di massa inferiore come rame e titanio. La sperimentazione si svolse impiegando una cella elettrolitica tenuta a 130°C ed a 3atm, elettrodi di zirconio e corrente alternata ad appena 50Hz, frequenza delle reti domestiche. Tali risultati furono successivamente ripetuti con successo dal ricercatore Francesco Celani del INFLN-LN di Frascati confermando così la possibilità fisica di rendere inerti le pericolose scorie prodotte dalle centrali a fissione.
·         1998 – Dopo anni di sperimentazione condotta in Giappone, gli scienziati Yoshiaki Arata e Zhang Yue-Chang riscontrano un notevole eccesso di energia durante una sperimentazione  durata ben 12 giorni ma condotta utilizzando forti pressioni.
·         1998 – I ricercatori giapponesi Tadayoshi Omori e Tadahiko Mizuno della Hokkaido University mettono a punto un metodo di Fusione Fredda elementare e riproducibile al 100% utilizzando solo due elettrodi di tungsteno immersi in una soluzione di carbonato di potassio in acqua distillata come elettrolita ed una tensione variabile tra i 160 ed i 300V.
·        1999 – Eugene Mallove pubblica l’eloquente libro inchiesta Fire from Ice in cui denuncia la deliberata soppressione dei risultati ottenuti con la sperimentazione dal MIT e da parte di altri gruppi di potere accademici.
·         10 aprile 2002 – Martin Fleishmann in visita ai laboratori di fisica nucleare dell’ENEA di Frascati si complimenta con Carlo Rubbia per i risultati ottenuti da Giuliano Preparata ed il suo team che confermavano la ricerca da lui pubblicata nel 1989.
·         febbraio 2002 – Il laboratorio di San Diego CA della Marina USA pubblica il rapporto 1862 di una sperimentazione durata dal 1989 nel 2002 e che conferma i risultati ottenuti da Fleishmann e Pons.
·         2002 – Il rapporto 41 stilato da ricercatori ENEA attestò sia il guadagno di energia che la trasmutazione della materia che avvenivano con la fusione fredda Fleishmann-Pons. Il risultato, conseguito da Giuliano Preparata, Antonella De Ninno, Antonio Frattolillo ed Emilio Del Giudice nel corso di sperimentazioni avviate nel 1999, fu insabbiato per opera dello stesso istituto, fu tolto loro il progetto e non ottennero nessun riconoscimento per il lavoro svolto. Lo stesso Carlo Rubbia si rese irreperibile dopo aver inizialmente appoggiato il progetto. Il rapporto della rivoluzionaria sperimentazione fu inviato alle prestigiose riviste Science e Nature, ma mai pubblicato.
·         14 maggio 2004 – Eugene Mallove fu massacrato a bastonate e gli inquirenti archiviarono il caso come tentativo di rapina. Questo è il potere.
·         24 aprile 2009 – Va in onda su CBS News un servizio di 60’ realizzato dal giornalista Scott Pelley nel quale fa luce sulla reale natura della Fusione Fredda. Nel corso del servizio, il fisico elettrochimico Michael McKubre afferma di aver ottenuto risultati a dir poco straordinari – ma sistematicamente ignorati - nel corso di vent’anni di sperimentazione; il ricercatore indipendente Robert Duncan, inizialmente scettico sulla reazione fu costretto a cambiare radicalmente idea dopo aver osservato una sperimentazione condotta da un laboratorio israeliano. L’esito della verifica fu però completamente disatteso dal  fisico accademico Richard Garwin avvalendosi del sofisma “Se non capiamo come funziona, allora è inutile.”
·         28 febbraio 2010 – Sul Journal of Nuclear Physics viene pubblicato un articolo in cui l’ingegnere Andrea Rossi ed il fisico Sergio Focardi annunciano il loro imminente brevetto di un reattore a fusione fredda ad alto rendimento energetico, il noto E-Cat.
·         2012 – la NASA ammette il proprio programma di sviluppo di motori a Fusione Fredda.


Per la redazione di questo articolo ci si è avvalsi del libro ESPERIMENTI SCIENTIFICI NON AUTORIZZATI di Marco Pizzuti - EDIZIONI IL PUNTO D'INCONTRO

venerdì 14 dicembre 2012

Nucleare? Obsoleto, pericoloso, improponibile ed anche impopolare! Ma l'Itallia fa finta di non saperlo.

Istruttivo cartoon capace di far capire perfino ai più beoti sostenitori del nucleare l'assoluta sconvenienza di una scelta che si rivela fruttosa solo per produzione di plutonio 239 (come risultato del decadimento dell'uranio impiegato per la reazione) IL CUI PRINCIPALE UTILIZZO E' PER GLI ORDIGNI ATOMICI A FISSIONE.
Impossibile negarlo, questo è l'unico vero affare nelle centrali atomiche: l'energia elettrica prodotta dal vapore di raffreddamento del processo costituirebbe da sola un insufficiente recupero, sia sotto il profilo energetico che - soprattutto - economico.
 
Andrebbe proiettato in tutte le scuole elementari e medie durante l'ora di scienze: uno studente più grande lo capisce da sé che il nucleare è una fregatura.
 
 

lunedì 26 novembre 2012

Nucleare tradizionale: i misteriosi viaggi in treno delle scorie radioattive

 
Il tam tam degli antinuclearisti ha fatto filtrare la notizia che forse già la prossima settimana passerà per il Piemonte, un treno pieno di scorie nucleari.
Questi “viaggi” sono tenuti nascosti alla popolazione. Non ci dicono quando passano, da dove passano, non ci informano sui rischi in caso di incidente. Temono che, se sapessimo, ci ribelleremmo.

Il prossimo sarà il quarto trasporto di scorie dal deposito “provvisorio” di Saluggia all’impianto di riprocessamento di La Hague.
Nell’ultimo anno, pur avendolo appreso pochi giorni o persino poche ore prima, gli attivisti contro il nucleare si sono dati da fare per far sapere a tutti che una bomba atomica viaggiava a pochi passi dalle loro case.
La prima volta, nel marzo 2011 alla stazione di Condove, la polizia picchiò e arrestò due No Nuke
Nell’aprile dello scorso anno, qualche centinaio di attivisti si sedette sui binari della stazione di Avigliana per rallentare il treno. La polizia portò via uno ad uno gli antinuclearisti ma il muro del silenzio venne abbattuto. I trasporti sono stati interrotti sino al luglio di quest’anno, quando per far passare il Castor, arrivarono a sequestrare per ore un treno pieno di antinuclearisti alla stazione di Bussoleno.
La Regione Piemonte ha una legge che prescrive che venga fatto un piano di emergenza in caso di incidente a uno di questi treni. Lo sapevi?
Tutti quelli che abitano nel raggio di tre chilometri per lato dalla ferrovia dovrebbero fare le esercitazioni nel caso uno di questi treni deragliasse o saltasse per aria.
Probabilmente nessuno te lo ha detto. I responsabili delle ferrovie, il sindaco, la prefettura, la questura tengono la bocca chiusa.
A Viareggio l’incidente ad un treno di materiali chimici ha fatto morti e feriti. Immaginate se toccasse ad un treno pieno di scorie altamente radioattive.
L’unica misura consigliata dalle Prefetture a chi abita a 300 metri dalla linea ferroviaria è chiudersi in casa.
Tutti noi sappiamo che non basta chiudersi in casa per sfuggire alle conseguenze di un incidente nucleare.
L’85% delle scorie radioattive prodotte in Italia sono concentrate a Saluggia, Trino vercellese e Bosco Marengo. Dopo venticinque anni dalla chiusura delle centrali nucleari italiane la questione delle scorie non è stata risolta. E non lo sarà mai, perché le scorie restano pericolosissime per la salute umana e per l’ambiente per decine di migliaia di anni.
Lo scorso mese il governo ha deciso di smantellare l’ex centrale di Trino vercellese: al suo posto faranno un secondo deposito «provvisorio».
In nessun paese al mondo c’è un sito definitivo per lo stoccaggio. Costi altissimi e l’opposizione delle popolazioni coinvolte hanno fatto sì che le scorie rimanessero nei pressi delle centrali.
I trasporti che stanno facendo a nostra insaputa sono diretti in Francia.
 
Nell’impianto di La Hague, le scorie vengono “riprocessate” e poi rimandate in Piemonte. Radioattive e pericolose come prima, perché a La Hague si limitano estrarre il Mox, un combustibile per le centrali, e il plutonio. Il plutonio serve ad una sola cosa: fare le bombe atomiche.
 
Il sito di Saluggia non è sicuro: nell’ultima alluvione le falde sono state contaminate.
Se uno dei treni diretti in Francia deragliasse, se qualcuno lo scegliesse come obiettivo e lo facesse saltare, se ci fosse una scossa di terremoto – anche lieve – mentre attraversa il basso Piemonte, da Vercelli, attraverso Asti, Alessandria, la provincia di Torino e la Val Susa migliaia di persone rischierebbero la vita.

Vale la pena? Vale la pena di arricchire affaristi senz’altro scrupolo che il lucro? Siamo nella città della Thyssen, nella regione della strage dell’Eternit: credete che ai padroni interessi la nostra salute?
Noi pensiamo di no. E siamo decisi a metterci in mezzo. Per il futuro dei nostri figli, per un mondo senza sfruttati né sfruttatori, per farla finita con la devastazione del territorio, per essere liberi di decidere.
 
integralmente tratto da RADIO BLACKOUT

mercoledì 30 maggio 2012

La Fusione Fredda è in realtà una Reazione Piezonucleare?

In una relazione tenuta presso il Politecnico di Torino nell'aprile del 2011, il Prof. Cardone fa la storia ed il punto sulle reazioni piezonucleari inglobando tra di esse anche il presunto fenomeno di fusione fredda che si realizza nella macchina di Rossi.
Entrambi i processi, in ogni caso, sono accomunati dall'inesistente emissione di radioattività durante il funzionamento e nel primo caso, perfino se il materiale di partenza è radioattivo.
Inoltre, il processo piezonucleare risulta reversibile realizzando un ciclo tipico di una macchina termica.
Si prospetta quindi la possibilità di trattare materiali radioattivi non solo abbattendone la radioattività ma convertendola in energia utilizzabile.


articolo di riferimento: E-Cat: fusione fredda a portata di mano

mercoledì 14 marzo 2012

E-Cat: fusione fredda a portata di mano

Il progetto Energy Catalyzer di Andrea Rossi:
 la scoperta del millennio in campo energetico?


L'Energy-Catalyzer (o E-Cat), realizzato da Andrea Rossi in collaborazione con Sergio Focardi, è una nuova invenzione nel mondo della Fusione fredda che sta attirando molta attenzione da parte della scienza, relativamente nuova, che studia la LENR (vale a dire le reazioni nucleari a bassa energia). L’Energy Catalyzer è ancora un prototipo misterioso ma promette: una rivoluzione nel nostro modo di produrre energia. Lo scopo del catalizzatore è quello di fare avvenire una semplice reazione nucleare tra idrogeno e nichel, chiamata fusione NI-H, in modo da liberare energia e così produrre calore. Tale fonte di calore può venire poi utilizzata direttamente al fine di riscaldare gli ambienti, oppure per la produzione di energia elettrica, in ambedue i casi in maniera estremamente vantaggiosa poiché in questa tipologia di reazione sono coinvolti quali combustibili nichel e idrogeno (estratto attraverso elettrolisi dall'acqua), elementi presenti in gran quantità sulla Terra. In questo modo, basterebbero minime entità di questi elementi per ottenere grandi quantitativi di energia prodotta. Inoltre, il catalizzatore fornisce energia pulita in quanto non vengono prodotti isotopi radioattivi, dal momento che gli isotopi di rame ottenuti decadono in tempi rapidi.

mercoledì 13 luglio 2011

I padroni dell’atomo

Il nucleare dei lobbysti e delle speculazioni: una tecnologia che non serve all’Italia in termini energetici ma suscita gli appetiti dei costruttori. 
Parla un docente di Fisica a Firenze.


Il mondo torna indietro sul nucleare. L’Italia, che per prima aveva abbandonato questa scelta grazie alla volontà popolare, nicchia, un un’altalena di stop and go che mira a tranquillizzare quei colossi dell’imprenditoria nostrana che stanno già mettendo le mani sul business del secolo. L’effetto Fukushima è un’onda che, per citare solo il caso più recente, a fine maggio ha portato in piazza oltre 150mila persone in 21 città della Germania (25mila a Berlino e Monaco, 20mila ad Amburgo, 10mila a Friburg, annotano i cronisti) per chiedere al governo di accelerare il ritiro dal Paese della scelta atomica. Si tratta di un tema da sempre centrale per la riflessione degli scienziati che, in tutto il mondo, fanno capo a Science and Democracy, la koiné non governativa di autorevoli “voci fuori dal coro” nei più diversi ambiti del sapere e della ricerca tecnologica. Pubblichiamo brani significativi sulla catastrofica scelta nucleare tratti dalla relazione di Angelo Baracca, docente di Fisica all’università di Firenze, intervenuto alla convention nazionale che si è tenuta a Napoli lo scorso aprile.

domenica 3 luglio 2011

Energie alternative tra storia e tecnologia

Fa piacere polemizzare con persone intelligenti, e rispondere all’articolo di Eugenio Benetazzo fa parte di questa pratica: come si potrebbe polemizzare sull’energia con Sgarbi o con Ripa di Meana?
Tempo fa avevo buttato lì a Benettazzo di scrivere un articolo a quattro mani, sull’energia e sui risvolti economici ad essa collegati: continuo a credere che ne uscirebbe un buon lavoro, ma non se ne fece nulla. Purtroppo, entrambi abbiamo mille cose da fare.

Il pregio dell’articolo di Benetazzo – che, è vero, fa a pugni con il titolo “La farsa delle energie alternative” – è che non si perde nei mille rivoli della tecnologia, ma cerca d’inquadrare storicamente il fenomeno. Perché, rendiamocene conto, il problema dell’energia troverà soluzioni soltanto se sapremo allontanare la prospettiva da oggi e dall’esistente, per osservare il fenomeno per almeno un paio di secoli, dal 1900 al 2100, tanto per porre dei paletti.
In questo senso, l’articolo di Benetazzo è ben impostato ma, la sua prospettiva storica, è troppo pessimista.
E’ pur vero che io stesso ho sposato, nel mio libro “Mutamenti Climatici: la rivolta di Gaia”, la tesi “catastrofista”, ma l’ho fatto soltanto perché scorgo troppo, pericoloso ottimismo.
Si va da chi sostiene che la soluzione di tutto è il nucleare – e dimentica di comunicare che il prezzo dell’Uranio continua a correre come una Formula1, ogni sei mesi, praticamente, raddoppia[1] - a chi crede di salvare il mondo con le lampadine a basso consumo. 

martedì 28 giugno 2011

Che impatto avrebbero 15.000 nuove centrali nucleari?


Il futuro dell'energia è nel nucleare? Non sembra pensarla in questo modo Derek Abbott, professore di Ingegneria Elettrica e Elettronica all'Univeristà di Adelaide. Secondo Abbott, il sogno di scalare l'energia nucleare da semplice complemento della produzione globale a tecnologia di punta è destinato a fallire. Oggi nel mondo ci sono 440 reattori nucleari, che in totale producono quotidianamente circa 375 gigawatt. A livello globale, invece, produciamo ogni giorno 15 terawatt. Solo il 2,5% dell'energia prodotta globalmente viene dai reattori nucleari sparsi per il pianeta, ma la prospettiva sull'energia atomica è sempre stata quella di poter ampliare il numero delle centrali in modo tale da poter coprire una parte massiccia della quota di energia prodotta dalle centrali a combustibili fossili.

sabato 11 giugno 2011

DISINFORMAZIONE NUCLEARE

 10 BUONE RAGIONI PER AMBIRE AD UN FUTURO SENZA SCORIE
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Il 12/13 giugno saremo nuovamente chiamati al voto sul nucleare, a 24 anni di distanza dal primo plebiscitario referendum popolare sull'atomo.
Pe
r chi si è già espresso nel 1987 sarà probabilmente facile (per non dire scontata!) la scelta a cui è richiamato oggi,  riconfermando il proprio orientamento di voto.
Così, invece, non è per le nuove generazioni “de-ideologizzate” che nel frattempo sono cresciute, chiamate per la prima volta a “formarsi un'opinione” su un tema così complesso e delicato.
Il principale ostacolo per chiunque voglia informarsi in maniera obiettiva sul nucleare è costituito dalla cronica “rozzezza” e superficialità dell'informazione italiana (specie televisiva), il più delle volte qualificabile:
- “insufficiente” (quanti telespettatori conoscono con esattezza i quesiti referendari?);
- “contraddittoria” (quante volte si sentono riportare analisi o citare dati tra loro inconciliabili, senza che un conduttore imparziale aggiunga una mezza parola di "verità"?);
- e “faziosa” (quante volte opinionisti ed esperti -o presunti tali!- danno l'impressione di abbracciare o rifiutare “acriticamente” una tesi solo in base alla propria appartenenza ideologica?).
Questo dossier antinucleare si rivolge proprio a chiunque voglia informarsi in maniera lucida e disincantata sui “pro” ed i “contro” del nucleare, nella speranza di contribuire a spazzar via alcuni dei più diffusi “luoghi comuni” alimentati ad arte da una certa propaganda.
In ultima analisi, cercheremo di rispondere alle domande di fondo cui tutti saremo chiamati il 12/13 giugno:
1- Quanto la scelta energetica nucleare rappresenta un'opportunità e quanto una minaccia per l'Italia?
2- E come rispondere alla crescente domanda di energia del Paese? 

 
NUCLEARE? LA SCELTA SBAGLIATA!
ECCO "10" MOTIVI PER ESSERE CONTRARI ALLA "RISPOSTA ATOMICA"...
PRIMO:
IL NUCLEARE E' “PERICOLOSO”!

Non esiste (e probabilmente non esisterà mai...) alcun nucleare “sicuro”!
A sostenerlo è un italiano d'eccezione, il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia, per il quale vi è addirittura un calcolo delle probabilità per cui “ogni cento anni un incidente nucleare è possibile”!
Il 26 aprile 1986 l'Umanità intera ha conosciuto il volto peggiore dell'energia atomica: il più grande incidente nucleare della storia, l’unico di livello massimo ad oggi verificatosi (livello 7 nella scala INES).
Tutti, allora, hanno potuto vedere con i propri occhi (per il tramite delle immagini sconvolgenti che le televisioni trasmettevano da Cernobyl) gli effetti di un'esplosione nucleare: la fuga di nubi di materiali radioattivi da un reattore, con conseguente contaminazione dell'ambiente circostante (reso irreparabilmente “invivibile” per migliaia di anni!).
Le nubi di Cernobyl, spinte dai venti, hanno addirittura raggiunto i cieli di mezza Europa: l’Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia!
Secondo il rapporto 2006 del “Cernobyl Forum” (organismo dell'Onu comprendente, tra le altre, l’IAEA, la FAO, la Banca Mondiale e l’OMS), sarebbero legati con ragionevole certezza all’esplosione di Cernobyl almeno:
- 65 morti dirette;
- 4.000 casi di tumore alla tiroide (sviluppatisi tra il 1987 ed il 2005 nella sola popolazione compresa tra i 0 e i 18 anni);
- ed altri 4.000 casi di tumori e leucemie (che si stima si svilupperanno ancora nell'arco dei prossimi 80 anni).
Il gruppo del Partito dei Verdi Europeo, in realtà, ha contestato tali dati e stilato un rapporto alternativo, denominato TORCH (ovvero “The Other Report on Chernobyl”), il quale stima ulteriori 9.000 morti presunte:
- 4.000 fra i liquidatori, gli evacuati e la popolazione di Cernobyl;
- e 5.000 fra la popolazione residente in aree più debolmente contaminate.
Un rapporto di Greenpeace, invece, fornisce addirittura la stima di 100.000/270.000 vittime, fino ad arrivare alla cifra di “6 milioni” di morti per tumore fra tutta la popolazione mondiale!
I più accesi sostenitori del nucleare tendono a “sminuire” queste apocalittiche stime e a sottolineare, in ogni caso, come le vittime dirette dell'incidente sarebbero poche decine (solo 65), mentre la grandissima parte dei pazienti che hanno effettivamente contratto tumori sarebbero ancora vivi (come a dire: "c'è sempre di peggio che ammalarsi di tumore!").
Ma l'adozione del semplice “principio di precauzione” non imporrebbe una maggiore cautela nel propagandare certe “sicurezze” sul nucleare?
Dal 1987 i difensori dell'atomo hanno propagandato la tesi per la quale un'altra Cernobyl sarebbe stata “irripetibile”: tutte le centrali del mondo, difatti, sarebbero state dotate di nuovi e rafforzati sistemi di sicurezza sviluppati proprio sulla base degli errori umani e tecnici commessi nell'ex centrale sovietica.
La tragedia giapponese di Fukushima del marzo scorso, purtroppo, è l'amara controprova di una incontestabile verità: non esiste alcuna tecnologia nucleare al momento in grado di escludere "in termini assoluti" il rischio di incidenti (legati a errori umani, a disfunzioni tecniche, a calamità naturali... o ad atti terroristici!).
Come dubitarne, del resto, nel momento in cui persino l'avanzatissimo Paese del Sollevante si è trovato del tutto “impreparato” di fronte ad uno dei tanti terremoti che lo colpiscono frequentemente (ma più intenso del comune...) e ad una delle tante onde anomale che lo tormentano da sempre (ma più alta del previsto)?!
A Fukushima la concomitanza di due calamità naturali (un terremoto ed uno tzunami) hanno reso “ingovernabili” ben tre reattori: ad oggi si è reso impossibile persino il recupero dei corpi delle vittime presenti nelle aree più vicine alla centrale a causa degli eccessivi livelli di radioattività!
I nuclearisti ripetono a piè sospinto che l’altissima densità di reattori già presenti sul territorio francese e su quello inglese testimonia come si possa convivere con il nucleare con tutta tranquillità...
Cernobyl prima, Fukushima adesso, in realtà, sono soltanto gli episodi più eclatanti di una lunga catena di incidenti susseguitesi nell'arco della breve storia del nucleare: ogni anno (senza che se ne dia nemmeno notizia alla pubblica opinione, trattandosi di notizie spesso tenute segrete dalle autorità) sono innumerevoli gli incidenti di minore portata che avvengono negli oltre 400 reattori disseminati in tutto il mondo!
Per l'esattezza, negli ultimi 50 anni sono stati ben “130” gli incidenti nucleari verificatisi!
Nella vicina Francia solo nel luglio del 2008 si sono verificati ben 4 incidenti che hanno comportato rilascio di sostanze radioattive nell'ambiente o contaminazioni ad esseri umani, dovuti a una catena di malfunzionamenti e di negligenze umane (fonte: UNEP Year Book 2009, United Nations Environment Programme).
Dopo i fatti dell'11 settembre e l'escalation terroristica mondiale, poi, un interrogativo dovrebbe destare la massima “allerta”: gli impianti nucleari sono davvero "sicuri" contro ogni possibile attacco terroristico?
Se la British Nuclear Fuel definisce semplicemente “inimmaginabile” lo scenario di un aereo che si schianta su una centrale, il MIT
(“Massachusetts Institute of Technology”), invece, si è mostrato di diverso parere, affermando che il livello a cui gli impianti nucleari possano essere in grado di resistere a possibili attacchi terroristici deve ancora essere attestato!
La propaganda nuclearista si fa forte della constatazione per cui le cd. centrali nucleari di quarta (o ultima) generazione sarebbero molto più sicure che quelle costruite in passato.
Quello che si omette “volutamente” di ricordare, però, è che:
- le centrali che il Governo vorrebbero costruire in Italia non sono affatto di quarta generazione, bensì solo di terza;
- anche la centrale di Cernobyl, a suo tempo, era considerata “sicura”;
- anche il Giappone, prima dell'incidente di Fukushima, era considerato una delle potenze nucleari più “affidabili”;
- il rischio statistico di incidenti, anche se ridotto grazie ai progressi della tecnologia, è in sé “ineliminabile”;
- e le centrali di ultima generazione, anche se riducono il rischio di incidenti, nel caso questi si verificassero produrrebbero effetti ancora più “disastrosi” che le vecchie centrali! Lo denuncia un'inchiesta del quotidiano britannico “The Independent”, che ha rivelato il contenuto di
alcuni documenti di natura industriale provenienti dalla azienda francese Edf (la stessa che ha sottoscritto un accordo con l'Enel per la costruzione di centrali nucleari in Italia) in base ai quali le centrali di quarta generazione, nel caso di incidente, causerebbero una fuoriuscita di radiazioni più consistente e pericolosa che in passato (si stima che le perdite umane potrebbero essere “doppie” rispetto a quelle di  Cernobyl!).
I sostenitore del nucleare, puntando tutto sullo spirito di “rassegnazione” della pubblica opinione, ripetono ossessivamente che, nonostante l’Italia abbia chiuso col nucleare dal 1987, sono ben 13 le centrali straniere presenti ad un passo da casa nostra (a meno di 200 km!), tra la Francia, la Svizzera, la Germania e la Slovenia.
Tutto vero, purtroppo...
Ma ha senso immaginare di reagire alla paura di incidenti nucleari oltreconfine costruendo centrali anche in casa nostra, così finendo col rendere questa tragica possibilità ancor più statisticamente probabile?!
Inoltre va considerato anche il fatto che:
a- le conseguenze di un incidente nucleare si riducono all'aumentare della distanza dalle centrali (come dimostra il caso Fukushima, dove è stata disposta l'evacuazione della popolazione solo entro i 50km dall'incidente!);
b- ed, inoltre, in caso di incidente oltreconfine le nostre Alpi (come dimostrato dal caso Cernobyl) rappresentano comunque una parziale barriera naturale contro l'avanzamento di nubi radioattive!
Perché privarsi anche di quest'ultimo, flebile “baluardo”?! 

 
SECONDO:
IL NUCLEARE PRODUCE SCORIE “INELIMINABILI”! 

I nuclearisti considerano l'atomo una fonte d'energia “pulita” (un'ottima alternativa ai combustibili fossili) per il semplice fatto che non produce “gas serra”.
Ciò è vero, fatto salvo il particolare di non poco conto per cui le centrali atomiche generano anch'esse prodotti di scarto: le "scorie nucleari", elementi altamente nocivi per l'uomo e per l'ambiente che possono conservare alti livelli di radioattività per migliaia di anni!
Verrebbe, così, da dire che, se il nucleare è una fonte d'energia che non ha futuro, le sue scorie di futuro (radioattivo) ne hanno fin troppo!
Attualmente non esiste alcuna soluzione valida e definitiva al problema dello stoccaggio e della gestione in sicurezza delle scorie nel lungo periodo (la scienza non è in grado né di distruggerle né di accelerare i periodi di decadimento della loro radioattività).
Nonostante tutto il problema resta: le scorie prodotte vanno in ogni modo conservate per migliaia di anni!
La soluzione per cui hanno optato gli Usa è l’immagazzinamento delle scorie in profondità, in appositi depositi (vere e proprie “discariche nucleari”) scavati tra le rocce a 5 km di profondità.
Tappezzare il Pianeta di “discariche radioattive” sotterranee, però, non può essere la soluzione definitiva, non offrendo adeguate garanzie di sicurezza: in un Pianeta in continua trasformazione quale il nostro e sottoposto a incessanti stravolgimenti, cosa ci rende sicuri del fatto che le cave sotterranee così create rimarranno indenni ed intatte per millenni?
Alcuni geologi americani, piuttosto, hanno lanciato un preoccupato allarme in merito alla sicurezza di tali depositi sotterranei: l’innalzamento esponenziale ed inarrestabile della temperatura del sottosuolo rischierebbe, nel medio-lungo termine, di causare un’esplosione dei fusti nucleari dovuta al loro eccessivo surriscaldamento!
Questo è un rischio (anche solo potenziale) che possiamo correre?!
Anche l'Italia ha una sua “eredità nucleare”: “60 mila metri cubi” di scorie frutto dell'attività delle sue vecchie centrali, tutte chiuse negli anni ’80.
Ancor oggi gli Italiani pagano un prezzo per l'avventata scelta nuclearista fatta a suo tempo dal Paese: “50 milioni di euro” è il costo annuo a carico dello Stato italiano per la loro conservazione delle sue scorie (costo che paghiamo  tutti alla voce A2 della bolletta dell'Enel!).
Come immaginare un “ritorno al nucleare” quando in Italia è ancora irrisolto il problema dello stoccaggio dei rifiuti delle centrali degli anni ‘60?! 


TERZO:
IL COMBUSTIBILE NUCLEARE E' DESTINATO AD ESAURIRSI! 

L'uranio è il principale “combustibile nucleare” (l'elemento naturale alla base del processo nucleare).
Purtroppo è un elemento (al pari dei combustibili fossili) “limitato” in natura, perciò destinato ad esaurirsi negli anni (ad un ritmo crescente all'aumentare della domanda nucleare).
Non esistono stime ufficiali sull’estrazione annuale di uranio (dati tutti coperti dal segreto militare o di Stato) ma, s
econdo un rapporto dell’“Energy Watch Group” (istituito da un gruppo di parlamentari tedeschi con la partecipazione di scienziati ed economisti), l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni (entro il 2050!).
A questo insanabile inconveniente i sostenitori della scelta nucleare obiettano che:
1- i reattori di quarta generazione (“autofertilizzanti”) sarebbero in grado di moltiplicare la capacità di utilizzo dell’uranio;
2- e i reattori al “torio 232” utilizzano come combustibile un elemento naturale ampiamente diffuso sulla superficie terrestre, tanto da permettere un'autonomia energetica di oltre 200 anni.
Resta, in ogni caso, un'ovvia constatazione da fare: le centrali nucleari la cui costruzione è prevista in Italia sono solo di terza generazione (niente a che vedere, dunque, con le centrali di ultima generazione -che non entreranno in servizio prima che tra trent’anni- o con quelle al torio -che esistono solo in forma sperimentale!-).
E’ razionale, lungimirante, conveniente, allora, elaborare piani energetici futuri sulla base di una materia prima “senza futuro”?! 


QUARTO:
IL NUCLEARE E' “ANTIECONOMICO”! 

Prescindendo dai rischi e pericoli connessi a tale scelta, investire sull'energia nucleare è economicamente conveniente (e sostenibile)?
Se analizziamo gli enormi costi connessi la risposta è una sola: “No”!
Quando si parla di “costo del nucleare”, difatti, spesso si commette un imperdonabile errore (o “mistificazione!): riportare un solo dato, ossia il costo attuale di 1 KW di energia elettrica prodotto tramite il nucleare (che risulterebbe più conveniente rispetto a un pari KW prodotto tramite qualsiasi altra fonti di energia rinnovabile...).
Questo dato, però, rivela solo una mezza (per non dire “falsa”!) verità: fa riferimento ai soli costi “attuali” (di costruzione e funzionamento delle centrali) senza tener conto anche dei costi “futuri” che la scelta nucleare ineluttabilmente comporta, quali:
1- il costante e progressivo aumento del prezzo del combustibile nucleare, legato al progressivo esaurirsi in natura dell'uranio (di contro, il costo dell'energia rinnovabile, oggi elevato, potrà considerevolmente ridursi negli anni grazie alla sua diffusione su larga scala, ad adeguate politiche governative di incentivo ed all'utilizzo di nuovi impianti funzionanti con tecnologie oggi solo in fase di sviluppo ma domani possibilmente disponibili!);
2- ed i costi futuri di dismissione e smantellamento degli impianti nucleari e di gestione e conservazione delle scorie prodotte!
Per farsi un'idea, basti pensare che:
- smantellare una centrale può costare da 400 milioni di euro (per un reattore raffreddato ad acqua da 1000 MW) fino a “2 miliardi di euro” (per i reattori raffreddati a gas);
- mentre smaltire le scorie radioattive è costato ad oggi agli Stati Uniti qualcosa come “5,4 miliardi di euro” soltanto in studi e progetti di fattibilità per individuare i siti di stoccaggio adeguati (mentre si prevede che la ricerca, costruzione e messa in opera del sito individuato finora, nel deserto del Nevada, costerà diverse “decine di miliardi di euro”, secondo le stime del Dipartimento dell'Ambiente degli Stati Uniti).
L’industria nucleare, in conclusione, è un'impresa “anti-economica” (destinata ad operare “in perdita”), essendo elevatissimi:
I- sia i costi “preliminari” (di  realizzazione degli impianti, stimati in almeno 5 miliardi di euro per ogni centrale);
II- sia i costi “attuali” (di gestione delle centrali);
III- sia i costi “futuri” (di smantellamento e bonifica degli impianti al termine della loro breve attività e di gestione e deposito delle scorie).
Tutti costi, per intendersi, destinati a pesare sulle tasche della collettività (sulle generazioni future!), non essendo sostenibili da nessuna azienda privata (l'intervento dello Stato a copertura delle spese risulta inevitabile!).
Qual è il vantaggio per le famiglie, allora, di ricorrere al nucleare?! 


 QUINTO
LOCALIZZARE IMPIANTI NUCLEARI IN ITALIA RISULTA UNA "MISSION IMPOSSIBLE"! 

L'Italia (stretta penisola densamente popolata, altamente sismica e geologicamente instabile) risulta un territorio idoneo all'installazione di impianti nucleari "in piena sicurezza"?
Prima di Fukushima, probabilmente, si sarebbe detto di si pensando all'esempio del Giappone...
E adesso?
Secondo gli esperti, l'unica regione sismicamente sicura d'Italia risulterebbe la Valle Padana.
Ma il popolo della Lega sarà disponibile a trasformare le proprie verdi valli in una “polveriera nucleare”?!
I cittadini italiani sarebbero disponibili ad accettare la realizzazione di centrali alla periferia delle proprie città?
Ricordando le veementi proteste di popolo avutesi in Campania contro la costruzione di nuove discariche, a Vicenza contro l’ampliamento di una base militare ed in Val d'Aosta contro la costruzione della Tav (che hanno richiesto finanche l'intervento dell'esercito!), qualcuno osa immaginare come reagirebbero le comunità locali alla notizia della costruzione di una centrale nucleare o di un deposito di scorie radioattive?!
Infine, gli amministratori locali di quegli stessi partiti di governo fautori del “ritorno all'atomo” sarebbero disponibili, come logica coerenza, ad accogliere nei propri territori un impianto nucleare?!
E' stato sufficiente, in realtà, che il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, prefigurasse la probabilità di costruire una centrale in Lombardia perché si alzasse una "levata di scudi" da parte dei governatori Formigoni (Pdl) e Cota (Lega), seguiti a ruota da tutti gli altri presidenti di regione del centrodestra!
Ma come può il Governo credere di convincere gli Italiani della “bontà” della propria scelta nucleare se non appare in grado nemmeno di convincere i propri rappresentanti nel territorio?! 


SESTO:
LA REALIZZAZIONE DI UNA CENTRALE NUCLEARE RICHIEDE TEMPI LUNGHISSIMI! 

L'IAEA stima i tempi di costruzione di una centrale nucleare in 5 anni.
Tale dato, però, non deve trarre in inganno: il tempo “effettivo” di realizzazione degli impianti è molto maggiore!
Aggiungendo il tempo necessario a ottenere permessi, autorizzazioni e valutazioni di impatto ambientale nonché quello per i lavori di connessione alla rete elettrica, difatti, i tempi reali si attestano in media sui “200 mesi” (16,6 anni!).
Se, dunque, il 12/13 giugno non prevalessero i "Si" al Referendum e, conseguentemente, il Paese spianasse la strada ai "piani nucleari" del Governo, le quattro centrali preannunciate (sempre che fossero rispettati dalle imprese esecutrici i tempi previsti per la consegna dei lavori ed i costi preventivati) entrerebbero in funzione “non prima del 2027”!
Il tutto per soddisfare solo il “5/6% del fabbisogno energetico nazionale”!
“Cui prodest”?!
Bastano questi numeri per ritenere il piano nucleare del Governo una pura e semplice “follia”! 

SETTIMO:
IL NUCLEARE NON GARANTISCE ALCUNA “INDIPENDENZA ENERGETICA”! 

Anche qualora il nucleare si realizzasse, l'Italia:
1- continuerà ad aver bisogno d'importare dall'estero petrolio per i trasporti e gas per i riscaldamenti
(il nucleare, difatti, produce solo elettricità e non viene usato per alimentare il settore dei trasporti ed il riscaldamento degli edifici. Lo dimostra il fatto che la Francia, leader nel settore nucleare, ha consumi pro-capite di petrolio addirittura superiori a quelli italiani!);
2- e, per di più, diverrebbe “totalmente dipendente” dall’estero anche per l'approvvigionamento di uranio e per la tecnologia nucleare (dal nostro Paese ormai del tutto abbandonata...). 


 OTTAVO:
IL NUCLEARE NON COMPORTA ALCUNO SVILUPPO OCCUPAZIONALE! 

Il settore nucleare genera minori benefici in termini occupazionali (quindi sociali) rispetto al comparto delle energie alternative.
Una centrale in costruzione, difatti, produce solo “3.000” posti di lavoro (che si riducono a “300” nella fase di esercizio!).
Greenpeace, invece, stima che l'occupazione indotta dallo sviluppo delle energie rinnovabili sia 10/15 volte maggiore rispetto a quella indotta dal nucleare:
- la Germania può vantare in soli 10 anni “350.000” addetti nel settore delle rinnovabili (contro i 30 mila delle sue 17 centrali nucleari!);
- mentre l'Italia
, pur essendo ancora molto indietro rispetto ad altri paesi, nel solo settore fotovoltaico ha già prodotto “120 mila” nuovi posti di lavoro negli ultimi anni (e, secondo l'“Asso Energie Future”, potrebbe creare all’incirca “200 mila” posti di lavoro nei prossimi 9 anni!).
In un Paese in cui 1 giovane su 3 non trova lavoro ed il settore delle rinnovabili appare forse l'unico “dinamico” nonostante la crisi economica, perché non investire sulla “green economy” quale volano di crescita e sviluppo?
Perché non scommettere su un nuovo “Rinascimento verde”? 


NONO:
IL NUCLEARE E' UN'OPZIONE POLITICAMENTE “SENZA FUTURO”! 

Mentre il Governo italiano si mostra impegnato a giustificare le ragioni di un “ritorno al passato”, il resto del mondo (sostanzialmente con la sola eccezione della Cina) viaggia “controcorrente”, guardando con più attenzione alle energie del futuro:
1- il presidente Barak Obama ha vinto le elezioni americane promettendo il miracolo di una “green economy” (nel suo ultimo discorso sullo Stato dell'Unione si è spinto a promettere che entro il 2035 l’80% dell’elettricità americana proverrà da fonti di energia pulita ed entro il 2015 gli Usa diverranno il primo paese ad avere 1 milione di veicoli elettrici su strada!);
2- il governo spagnolo di Zapatero ha incentivato uno sviluppo esponenziale delle fonti energetiche “pulite” (tale da renderle competitive con le fonti tradizionali!);
3- la cancelliere Merkel ha deciso lo stop di tutti i reattori entro il 2022 (promettendo che entro il 2050 l'80% dell'energia tedesca arriverà da eolico e fotovoltaico!);
4- il governo svizzero ha annunciato l'intenzione di abbandonare progressivamente il programma energetico nucleare;
5- e persino il Giappone, ovviamente dopo il disastro di Fukushima, ha comunicato di voler rinunciare presto al nucleare (il Primo Ministro, Naoto Kan, sta considerando l'ipotesi di imporre a tutti gli edifici di nuova costruzione l’installazione di pannelli solari entro il 2030!).
Cosa spinge, allora, il Governo italiano a continuare a puntare lo sguardo sull'atomo?
Quale senso avrebbe investire risorse per costruire centrali che entrerebbero in funzione solo quando le restanti centrali di mezza Europa saranno in fase di smantellamento?!
Se davvero il nucleare fosse una fonte d'energia “conveniente”
, inoltre, come mai solo il 6% dell’energia mondiale viene prodotta dall'atomo?
E se sul serio il ritorno al nucleare fosse una scelta “obbligata”, perché mai la più grande potenza industriale d'Europa, la Germania, potrà farne a meno?
L'Italia è stata tra i primi paesi industrializzati ad uscire dall’atomo, in un periodo nel quale il resto del mondo guardava “con interesse” a tale fonte di energia.
Se oggi è il resto del mondo a guardare “con sospetto” al nucleare, perché mai l'Italia dovrebbe proseguire la sua “politica del gambero”? 

 
DECIMO:
IL NUCLEARE E' STATO “BOCCIATO” DAI CITTADINI! 

Gli italiani hanno già detto la loro sul nucleare, con la plebiscitaria consultazione referendaria del 1987.
Ancor oggi
, inoltre, tutti i sondaggi rivelano che la maggioranza della pubblica opinione è rimasta contraria alla scelta nucleare!
Ecco perché la volontà governativa di imporre al Paese il nucleare pur in contrapposizione ad una volontà popolare di segno dichiaratamente opposto risulta essere una scelta politica eversiva, “antidemocratica”!
Una norma di legge introdotta dal Governo Berlusconi nel 2009 prevede finanche “l’uso dell’esercito” per realizzare le previste centrali nucleari (per imporre alle comunità locali la costruzione di futuri impianti).
Si tratta della volontà di “forzare la mano”, di una scelta quantomeno “irresponsabile”, destinata a generare inevitabili conflitti istituzionali e sociali qualora venisse attuata!
Una ragione in più perché il prossimo 12/13 giugno i cittadini si rechino alle urne per confermare con un “Si” il loro “No” al nucleare! 

Gaspare Serra
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