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domenica 13 aprile 2014

Irrorazioni aeree l'argomento più censurato dai debunkers di regime

Come osservato una volta dall'Avvocato Franceschetti, in rete è possibile dire di tutto senza tema di smentite: dall'accusare esplicitamente (ed a ragione) un magistrato di essere stato uno degli autori dei delitti ascritti al Mostro di Firenze fino a preconizzare con certezza assoluta (un po' meno a ragione...) l'imminente avvento del Grande Dio della nutella ma guai a parlare di Geoingegneria che l'esercito dei disinformatori di professione è pronto a scagliarsi con tutta la sua violenza verbale contro chi denuncia le operazioni in atto. Il problema è che a dar loro man forte non solo c'è la cansura di regime ma anche un esercito di Utili Idioti pronti a schierarsi contro qualsiasi tesi anti-estabilishment nel terrore di essere presi per dei creduloni al secolo irragionevoli sostenitori di bufale internettiane.
 
Questa volta, bersaglio della task-force di sub-umani prezzolati è stato niente meno che il sito ilMeteo.it che da buon sito meteorologico, non può non tener conto delle operazioni di modificazione climatica in atto! Se ti occupi di meteo non puoi non accorgerti delle scie chimiche altrimenti i casi sono due: o non ossevi MAI il cielo e scrivi solo stupidaggini oppure t'intendi di meteorologia come io m'intendo d'Ikebana, cioè nulla.
Non si può neanche ignorare che l'argomento sia stato ormai sdoganato quanto a credibilità dopo che, nel corso di una decina d'anni circa, è stato affrontato e comprovato a più riprese oltre che dagli attivisti anche da autorevoli scienziati, da militari d'alto rango e da politici eletti alle camere.
 
Pieno sostegno quindi a chi denuncia a chiare lettere queste abominevoli operazioni, ed in particolare ad un sito affermato come ilMeteo.it.

 
 
links di approfondimento suggeriti da nocensura.com:
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

domenica 21 aprile 2013

Stragi di alberi e potature intensive: a chi giovano?

 
La differenza di significato tra i fenomeni di "desertizzazione" e "desertificazione" consiste sostanzialmente nelle loro cause primarie: naturali per la prima, antropiche per la seconda.
Se siamo d'accordo sul fatto che non è un bene continuare imperterriti a ridurre le superfici selvagge ad un mosaico di appezzamenti attigui ma non contigui, a loro volta a rischio di frazionamento tramite nuove strade (camionabili o ferrate che siano) costruite per gli scopi più fantasiosi ma quasi mai per una reale esigenza, allora è nostro dovere fare qualcosa per invertire questa insana tendenza.
Se si parla d'impatto ambientale e non si considera che uno degli interventi più potenti messi in atto dall'Uomo contro le preesistenze naturali e la vita selvaggia è la costruzione di strade, peggio che mai se ferrate, si è lontani dal poter affrontare il problema con cognizione di causa.
Se si sostiene, con argomentazioni ideologiche non supportate da studi concreti, che un'ottimizzazione della mobilità ferroviaria possa ridurre in maniera significativa il traffico stradale, allora, anche ammesso che sia così, è necessario valutare tutti gli aspetti negativi generati direttamente dall'insistenza di una rete ferroviaria e, secondariamente, dal suo sfruttamento.

Le "ferite" che una linea ferroviaria è capace di infliggere ad un territorio non sono di poco conto quanto a frammentazione degli spazi selvaggi e dissesto idrogeologico; entrambi superiori, quanto ad impatto, rispetto a quelli causati da una sede stradale rotabile.
Se a queste si aggiungono delle disposizioni apparentemente prive di senso come descritte nell'articolo sotto riportato, l'impatto ambientale sul territorio è da moltiplicare almeno per tre quando parallelamente alla linea ferroviaria si impone un taglio degli alberi - al secolo una desertificazione - lungo una fascia che in alcuni casi limite arriva a 50 metri!!
 
Garantire in tal modo la sicurezza del treno e degli animali prescinde da una valutazione d'impatto del treno stesso, un vero missile terra-terra che violenta - spesso inutilmente - il territorio a velocità sempre più alte che a loro volta impongono standard di sicurezza sempre più alti.
Tra questi standard, rientrano le cosiddette "zone di rispetto", spazi in cui non dev'esserci praticamente nulla ma, come vedremo nell'articolo, un'estensione esagerata di queste aree è da considerare quantomeno sospetta e non funzionale allo scopo precipuo.
Valutazioni del genere sono estensibili, con le doviute distinzioni, anche alle strade rotabili.
 
 
Galleria ferroviaria "naturale" in Ucraina
 
E’ da anni che vo’ dicendo – testimoni i funzionari del mio comune – che vi è un progetto di sterminio dei nostri alberi autoctoni travestito da prudenzialità assicurativa e tecnicismo potatorio chemioterapico. Ho fatto varie foto degli alberi “potati” e sterminati di Diano Marina, e della Liguria di Ponente in genere, poi vado nel Chianti, e vedo gli stessi alberi potati allo stesso modo a Gaiole in Chianti (SI). E poi ricevo una mail del Comitato contro l’Aeroporto di Ampugnano (SI), l’aeroporto privatizzato in criminale maniera da MPS e CDP, su cui pende un’indagine della magistratura, e vedo le stesse identiche potature chemioterapiche e le stesse domande attonite degli ignari-ingenui cittadini.
La cosa più disperante è di vedere i funzionari comunali che fanno gli gnorri quando gli vai a spiegare che c’è un progetto occulto delle compagnie sementiere di appropriarsi di tutta la materia viva, per brevettarla e poi vendercela, che sia vegetale, animale o umana. No, scherzo, questo non glielo dico, ma gli dico che vi è un disegno di sostituire le nostre piante autoctone con piante provenienti da laboratori biotecnologici di altri paesi, preferibilmente Olanda, Israele e paesi Scandinavi. Non serve a niente, loro eseguono. Fanno gli gnorri, e se anche ti credono, si sentono impotenti. Come se non potessero dire alle ditte di potatura di tagliare più lievemente…Anche perché agronomi “indipendenti”, consultati amichevolmente, mi hanno garantito che questo tipo di potatura, contrariamente alla vulgata che vuole che gli alberi poi rifioriscono e si riprendono sempre, in realtà non fa che indebolirli, e sono già per la maggior parte malati, costringendo poi i comuni ad abbatterli con il pretesto della pericolosità pubblica…

E’ passato persino un ordine della Rete Statale Ferroviaria Italiana di imporre ai privati cittadini nel raggio di SEI METRI dai binari di MOZZARE tutti gli alberi di alto fusto. Per quale ragione? Nessuna. Se non quello che ho detto sopra.
Si noti bene, non scrivo questa nota per segnalare un caso specifico, ma per richiamare l’attenzione sull’ennesimo scempio di questo tipo sui nostri alberi pubblici, e sulla leggerezza con cui si accordano i permessi per tagliare quelli privati, nell’ambito di una scrupolosità burocratica in un accanimento antiterapeutico che non può che provenire da ordini tecnico occulti dall’alto. Ma gli operai che eseguono, e con cui tante volte mi sono trovata a discutere, sono schiavi, e non se ne rendono conto, anzi ringraziano di avere un lavoro poiché come dice una santificata Costituzione, che pure è calpestata da ogni parte, ha sancito il lavoro come base della stessa. Quasi una farsa, un gioco di parole, un segnale in codice massonico. Non si basa sul benessere del popolo, né sulla solidarietà, né sulla libertà, né tanto meno sulla felicità del suo popolo, no, sul lavoro, e ci stiamo arrivando.. all’arbeit macht frei…
 
Una Repubblica senza la sovranità di battere moneta è una repubblica dove il lavoro sparisce e si riduce a schiavitù. In schiavitù fai qualsiasi cosa per sopravvivere, ma in una Repubblica fondata sul lavoro lo fai pensando che il lavoro è comunque santo, mentre in realtà non tutti i lavori sono socialmente utili, o costruttivi. Tanti, tantissimi lavori e occupazioni sono dannosi per la collettività, perché utili unicamente alla ricerca dell’utile o di quella moneta di cui tutti hanno bisogno per vivere. Potessi, cancellerei l’articolo 1 della Costituzione. Ma scommettiamo che è l’ultimo tabù? Dico solo questo, che se non fosse santificato acriticamente il lavoro, non si troverebbero operai per fare lavori così osceni. Né assessori strozzati e minacciati dalle assicurazioni per ordinare di farli. Né tanto meno agronomi per redigere quelle oscene relazioni. E sarebbe un bene. E magari le persone lavorerebbero con coscienziosità e passione, perché lo farebbero per piacere, creatività, soddisfazione, amore della natura e INDOLE.
I lavoratori non hanno tempo di osservare e di viaggiare per l’Italia per constatare che qualcosa non va nella potatura e nel massacro di TUTTI i nostri alberi. Non hanno neanche tempo di osservare le foto che metto su SL, o la casualità che le possano vedere si riducono, ma se cominciassero a vederle, inizierebbero almeno a porsi delle domande?
 
N. Forcheri 20 Aprile 2013
 
Segue la mail ricevuta oggi:
 
La Via Dritta che collega Stigliano con San Rocco attraverso il Padule ha un primo tratto che 30 anni fa era alberato da entrambi i lati con pioppi argentati: una strada bellissima, ombreggiata per il conforto dei braccianti e dei contadini nei loro spostamenti fra il podere e i campi. Poi l’agricoltore che ha comprato S. Vittorio ha segato tutti i pioppi sul lato suo.
Questo inverno, il Comune o l’Unione dei Comuni ha “potato” i pioppi sull’altro lato. Come mai? Per vendere la biomassa? Per aumentare la percentuale di rifiuti riciclati? Non sappiamo.
 
tratto da STAMPA LIBERA

lunedì 15 aprile 2013

Leggi ad hoc per ostacolare la produzione intensiva di energia pulita?


Dopo aver ascoltato in passato delle emerite scemenze(*) riguardo il presunto effetto negativo che apporterebbero le pale eoliche sul "rimescolamento" degli strati d'aria e sull'abbattimento di malcapitati volatili, ho saputo da poco che tra le tante idiozie che si dicono in giro contro i più svariati metodi di produzione di energia a partire da fonti rinnovabili, una delle maggiormente pretestuose ed incredibili è che l'apposizione di pannelli fotovoltaici che ricoprano porzioni di terreno va vietata perché la loro ombra proiettata al suolo impedisce la crescita di vegetazione.
 
Evidentemente non riuscivano a trovare un pretesto migliore per giustificare un provvedimento che sembra giocare troppo a favore di petrolieri e nuclearisti "sporchi".
 
Non si capisce in base a quale ragionamento, si sostiene inoltre che siccome il mercato del fotovoltaico è (sicuramente) "...in mano a dei camorristi", essi, in mancanza di una regolamentazione che limiti in maniera sostanziale l'approntamento di nuovi impianti, almeno al suolo, visti gli enormi (?) profitti assicurati da questo tipo di impianti, sarebbero pronti a ricoprire talmente tante aree del territorio da incidere negativamente in maniera significativa sulla produzione agricola.
 
Ora, anche senza effettuare tanti calcoli appare evidente che:
  • Un'ombra proiettata al suolo da una serie di impianti, anche si grandi dimensioni, non ha la benché minima possibilità di alterare in maniera significativa l'ecosistema se non in maniera assolutamente localizzata. Sarebbe necessario considerare esclusivamente il suo effetto sulla flora e sulla fauna che si trovavano sulla medesima superficie prima della costruzione degli impianti per riscontrare dei cambiamenti di rilievo. Una schermatura solare così localizzata non può essere nemmeno paragonabile, in grande scala, ad un simile effetto causato però dalle irrorazioni aeree clandestine e dalle modificazioni climatiche di origine antropica, consistenti annuvoilamenti e priogge torrenziali comprese. C'è anche da dire che l'ombra - esattamente come qualsiasi altra modificazione dell'ambiente in natura - se può generare effetti negativi apprezzabili da una parte, è parimenti in grado di offrire nuove opportunità ove abilmente sfruttate. Ad esempio, ritrovandosi un'ombreggiatura "gratuita", essa potrebbe essere vantaggiosamente sfruttata ad esempio: per la coltivazione di funghi, per evitare il riscaldamento di aria ed acque utilizzabili per rinfrescare mediante pompe di calore delle abitazioni "passive" o semplicemente per parcheggiare all'ombra come si vede in diverse stazioni di rifornimento autostradale. Parcheggiare all'ombra in piena estate non è una cosa da poco: significa anche utilizzare molto meno il condizionatore cioè energia al momento di ripartire! Inoltre, tornando alle piogge, l'impianto stesso potrebbe essere utilizzato, se previsto di progetto, per raccogliere acqua piovana e limitarne automaticamente l'evaporazione riparandola dal sole diretto, stivandola in apposite vasche sottostanti. E queste sono solo le prima cose che mi sono venute in mente.
  • Se è vero che un impianto fotovoltaico rende più di qualsiasi  coltivazione(anche più della canapa?), è anche vero che continuando a costruire impianti in maniera compulsiva sottraendo terreno fertile alle coltivazioni (ma poi perché costruirli proprio su terreni fertili visto che ce ne sono tanti incolti, improduttivi o cementificati?) finirà prima o poi per bilanciare il prezzo dell'energia con quello della produzione agricola in quanto la maggiore disponibilità di energia semigratuita ne abbasserà il prezzo di mercato e per contro, i prodotti agricoli sani ed a km 0 cominceranno a costare di più finendo col tornare convenienti da produrre. Un conto empirico presto fatto è che se, poniamo, l'attuale produzione fotovoltaica ammonta al 2% della richiesta interna, essa non potrà mai aumentare più di 50 volte, arrivando a coprire quindi il 100% della domanda. Ciò senza considerare che l'eolico è più vantaggioso e che il nostro Paese ha un potenziale geotermico e perfino idroelettrico in gran parte inespresso. Una disposizione di legge che fosse realmente importante dovrebbe limitare drasticamente l'importazione di derrate alimentari applicando severi dazi "a chilometro" anche su scala locale extra-comunale. Chi vuole mangiare un prodotto tropicale, deve abituarsi a farlo dove viene prodotto e non a mezza costa di una pista di sci alpina.
  • Anche se fosse reale - e non ho motivo di dubitarne - un monopolio dell'energia attuato da enti criminali, non vedo il problema etico di doverglielo togliere di mano attraverso delle leggi indirette: un'opera può essere buona o cattiva a prescindere da chi la compie e se fotovoltaico è bene, è bene anche se messo in opera da associazioni criminali che almeno potranno rimettere in circolo una parte delle ricchezze indebitamente accumulate. Se si vuole colpire la criminalità ed il suo fare "criminale", il metodo più intelligente non è certo quello di contrastare le sue attività legali!! Ben vengano dei criminali (redenti o meno) che ci aiutino a liberarci dalla schiavitù del petrolio e dai rischi del nucleare. Con l'augurio che ci guadagnino tanto da non aver più bisogno di comportarsi come criminali, distinguendosi quindi dai nostri governanti.

*)  Una pala eolica non è in grado di rimescolare alcunché visto che gira sotto la spinta del vento che l'attraversa e non il contrario. Un'elica mossa da un motore potrebbe invece farlo in maniera significativa ma lo stesso non si riesce a capire quale effetto negativo sull'ambiente si potrebbe generare da tale "rimescolamento".
Se esiste realmente una casistica di volatili morti a seguito dell'impatto con delle pale eoliche, essa non può che andare a completare in maniera probabilmente poco rilevante quelle relative ad impatti contro velivoli, elettrodotti e veicoli terrestri.

domenica 31 marzo 2013

L'impatto antropico e la pratica del fuoristrada

Usata spesso a sproposito e con la stessa attendibilità di un'estrapolazione statistica, l'accezione comune della locuzione "impatto antropico" pare riflettere più una valutazione personale di chi la usa che il riscontro oggettivo di una modificazione dell'ambiente e del territorio derivante da attività umane.
E' anche vero che l'Uomo, in quanto abitante della Terra al pari di tutte le altre creature, non avrebbe alcun motivo per valutare il proprio impatto diversamente da loro se non fosse che la tecnologia che è in grado di esprimere lo eleva, come potenziale distruttivo o modificatore, ben al di sopra della media.
Pare proprio infatti che tra le pulsioni primarie dell'Uomo debba essere annoverata di diritto l'evoluzione culturale e quindi tecnologica.
 
A questo proposito, va detto per inciso che distinguere tra cultura e tecnologia sarebbe un errore di valutazione simile a quello che, ormai da secoli, porta la maggioranza della gente a dicotomizzare il sapere in due branche apparentemente antitetiche eppure complementari.
Ma basta pensare alla letteratura come ad una scienza della comunicazione, alla matematica come ad un linguaggio descrittivo (oltre che analitico) ed alla tecnologia come ad una materializzazione di pensiero funzionale per comprendere come scienza e cultura sono la stessa identica cosa pur se approcciate da ottiche diverse.
Del resto, lo stesso Principio d'Inderminazione di Heisemberg afferma che non è possibile osservare un fenomeno senza in qualche modo modificarlo e quindi se ci si avvicina ad esso in maniera diversa, diversa risulterà la visione della realtà.
 
Tornando alla definizione generica di antroimpatto, molti tendono ad applicarla principalmente su considerazioni estetiche - senza altre valutazioni - e non solo: perfino nell'ambito delle sole apparenze esteriori, gli stessi critici riescono a scorgere la pagliuzza senza avvedersi della trave!
Faccio un esempio pratico.
Se, come succede spesso, c'è sempre qualche imbecille (non ho trovato una definizione più aderente alla realtà) che insorge contro un generatore eolico denunciandone il suo inaccettabile "impatto ambientale", si può stare sicuri che lo stesso acuto imbecille non si avvede del fatto che magari il generatore insiste, occupando qualche decina di metri quadri, in un territorio completamente DEVASTATO per migliaia di ettari da attività agricole o pastorali.
Eh si, perché la più devastante delle attività umane per quanto riguarda il vero e proprio Impatto Ambientale, non è la produzione industriale, men che meno è l'autotrazione ma è l'agricoltura.
Non a caso, le modificazioni del territorio dovute ad attività agricole sono le ultime a risultare visibili allontanandosi nello spazio dalla Terra, dopo che sono scomparse da un pezzo le aree urbane, le strade e perfino la Grande Muraglia cinese!
Gli amanti di una visione della "natura" allineata e coperta come quella che è fornita da un campo di grano o da un filare di viti dovrebbero capire che quella non è "natura" ma il risultato di una modificazione del territorio dovuta ad attività antropiche.
Anche i castori e tanti altri animali sono capaci di modificare il territorio su piccola e vasta scala a seconda delle loro esigenze o a seguito della loro stessa esistenza ma, va detto, non in maniera così incisiva come fa l'Uomo per sua scelta ponderata.
 
Quindi, tanto di cappello a chi si adopera - o crede di adoperarsi - in soccorso dell'Ambiente con la maiuscola ma suggerirei loro di cercare, prima di ogni altra valutazione, di capire in cosa consiste realmente una modificazione del territorio e dell'ambiente indotta da attività antropiche e di buttare giù una scala di valutazione che sia in grado di far comprendere immediatamente l'impatto complessivo di ogni singola attività.
 
 
Agricoltura
Come detto, appare evidente che non esiste attività umana ad impatto più alto sul territorio che non l'agricoltura e con essa la pastorizia intesa nell'accezione moderna dell'allevamento intensivo.
Eliminazione delle macchie naturali, irreggimentazione e deviazione delle acque fino all'impoverimento ed alla desertificazione di interi territori sono conseguenze praticamente inevitabili delle agricolture su vasta scala.
Certamente, cercare d'intervenire su di esse senza cercare di cambiare le nostre abitudini alimentari significherebbe lavorare su dei dettagli perdendo di vista una visione d'insieme per cui da un punto di vista STRETTAMENTE RAZIONALE non si può non dare ragione al veganesimo che avrebbe come primo effetto, oltre ad un miglioramento generalizzato della salute e dell'aspettativa di vita di ogni uomo sul pianeta, un vero risorgimento naturale dei territori modificati o devastati dai pascoli e dalle colture specifiche per l'alimentazione animale.
In questa valutazione, va tenuto conto del fatto che le estensioni di coltivazioni necessarie per foraggiare animali da macello, sono almeno di un ordine di grandezza superiori a quelle che sarebbero necessarie per alimentare DIRETTAMENTE noi esseri umani. Quindi, rinunciando o limitando di parecchio la carne nella nostra dieta, oltre ad un positivo impatto sulla salute, assisteremmo alla rinascita naturale di una quantità immensa di territori destinati (e devastati) dalle attività di allevamento a scopo alimentare.
Pare anche che la coltivazione - estremamente redditizia - del caffè sia responsabile della riconversione di parecchie aree destinate in origine a coltivazioni alimentari. Considerando che del caffè si può fare vantaggiosamente a meno o comunque si può limitarne di parecchio il consumo, anche sfumature come queste nella vita quotidiana di ogni singolo individuo comporterebbero effetti positivi significativi a livello globale.
La diversificazione delle nostre abitudini alimentari, con la reintroduzione di parecchi alimenti vegetali alternativi alle solite poche graminacee e legumi di cui ci cibiamo SOLO perché sono per i produttori le più convenienti, permetterebbe di contrastare la perdita delle biodiversità. Vale la pena quindi di tener presente che, alle nostre latitudini, ci cibiamo di preferenza di prodotti a base di grano non perché dal punto di vista alimentare sia superiore ad altre graminacee come l'orzo ma semplicemente perché offre una resa di raccolto superiore. Stesso discorso vale per frutta e verdura, leguminacee e quanto altro.
 
 

A differenza dei vegani puri, non sono del tutto contrario al consumo di carni (carne e "pesce" che sempre carne è!) ma lo sono nei riguardi della carne d'allevamento intensivo, sia per la sofferenza imposta agli animali, sia per la stessa qualità di carni e uova prodotte da animali sottoposti ad una vita e ad un'alimentazione insana come quella derivante dal loro allevamento industriale.
Le attività venatorie o di pesca amatoriale potrebbero fornire OCCASIONALMENTE carni "fresche" e naturali che potrebbero integrare ogni tanto la nostra dieta vegetale senza pregiudicarne la salubrità, anzi integrandola appunto, in modo da renderla simile a quella paleolitica che molti individuano come la nostra dieta più consona, avendola praticata per un tempo maggiore rispetto a qualsiasi altra nel corso della nostra presenza sulla Terra.
Per questo sono favorevole alla caccia - che per inciso "assicura" una fine naturale ad ogni animale catturato ed abbattuto - ma assolutamente contrario ai disumani allevamenti industriali.


 
Produzione industriale
Non v'è dubbio che la produzione industriale possa occupare di diritto il secondo posto in una scala decrescente di valutazione dell'impatto antropico e ciò non tanto - come considerano a torto molti - per l'insistenza stessa e per l'impatto diretto dell'opificio sul territorio ma per tutti i danni indotti a partire dal reperimento ed affinamento o produzione delle materie prime, il loro trasporto, l'impatto provocato della produzione, di nuovo il trasporto dei prodotti finiti ed infine dal loro smaltimento.
Gli interventi possibili in questo settore sarebbero infiniti ma io continuo ad insistere su quelli che a me risultano più fattibili ovvero una limitazione drastica della produzione automobilistica attraverso il miglior sfruttamento possibile dei veicoli già prodotti - ovvero l'usato - evitando di mandarli in rottamazione troppo presto, molto prima che risultino inservibili o poco convenienti da utilizzare e prima ancora sull'assurda abitudine di imbottigliare, vendere e consumare acqua potabile in bottiglie di plastica trasportandola per migliaia di chilometri fino al consumatore. Un'abitudine davvero idiota, facilmente evitabile ed oltremodo decadente.
 

 
La viabilità
Ma è proprio necessario costruire ed ampliare continuamente strade e viadotti?
Una domanda che l'esercito di idioti (non definibili altrimenti) che si schiera contro la pratica del fuoristrada motorizzato non si pone mai è "Qual'è il reale impatto di una strada sul territorio e sull'ambiente naturale inteso sia come vita animale che come vegetazione?"
Rispondo io: E' tanto grande che solo difficilmente è valutabile sotto tutti i suoi aspetti.
 
Premesso che la necessità di costruire nuove strade ed ampliare quelle esistenti deriva principalmente da un ingiustificato aumento del traffico terrestre che potrebbe essere grandemente ridimensionato, nel nostro Paese, sviluppando al massimo quello marittimo e ferroviario (evitando di svendere le ferrovie ad operatori privati) e soprattutto lavorando sui presupposti che costringono la gente a spostarsi per lavoro e le merci ad essere trasportate su e giù invece di essere prodotte ed utilizzate sul posto, bisognerebbe valutare attentamente, ogni volta che si prende in considerazione la costruzione di una nuova strada o un significativo ampliamento di una viabilità esistente, la reale portata dell'impatto ambientale dell'opera.
Per "strada"s'intende ormai un'opera moderna che consiste in un nastro estremamente regolare si asfalto posto su di una sede il più possibile lineare a prescindere dalle caratteristiche orografiche del territorio. Quindi la preparazione della sede comporta quasi sempre consistenti sbancamenti e movimenti di terra con alterazioni importanti e definitive delle preesistenze naturali, impermeabilizzazioni, canalizzazione forzata delle acque piovane ed eventualmente fluviali, stendimento di eventuali linee d'impianto accessorie (ad es.: illuminazioni) e, nei casi più eclatanti, trafori e viadotti.
Ora, quanti di noi si sono mai immedesimati nella fauna e nella flora al cospetto della devastazione operata dalla costruzione di una strada moderna ed asfaltata capace di dividere gli ambienti naturali in tante schegge di un insieme originario e di deviare ed irregimentare i flussi delle acque?
Perché è questo che comporta una strada tracciata su di un territorio naturale, dovrebbero tenerlo ben presente i sedicenti amanti della natura che si battono contro alla pratica del fuoristrada motorizzato, il cui reale impatto sull'ambiente è pressoché nullo a meno di non effettuare valutazioni puramente estetiche sulle tracce lasciate dalle ruote ma che sarebbero ben contenti, a bordo delle loro scintillanti ed impeccabili auto da strada su comode e livellate strade asfaltate, di attraversare ed osservare ambienti naturali relegati dietro alle immaginarie sbarre di uno zoo, ben lontane dal poter sporcare di fango le suole delle loro scarpe, lisce come l'asfalto.

Fuoristrada in armonia con la natura: niente strade = nessun impatto ambientale!



 
 Appendice: geoingegneria e guerra climatica
Più difficilmente apprezzabili da chi non si guarda intorno con spirito critico, queste due piaghe moderne passano inosservate ai più che ignorano - o negano pervicacemente - che sono in atto da anni operazioni di geoingegneria e di modificazione climatica su scala planetaria ma particolarmente concentrate ed apprezzabili in determinate zone ad alta antropizzazione.
Più che di due pratiche distinte, si tratta in realtà di considerare due punti di vista della stessa scienza in quanto la modificazione climatica non è che una branca della geoingegneria, disciplina che lontano dalla consapevolezza popolare ha raggiunto un livello di potenza ed efficacia di cui ancora pochi al mondo si sono resi pienamente conto.
E' noto da diversi decenni, ad esempio, che esistono diverse tecniche per provocare terremoti artificiali sia come fine dichiarato che come effetto collaterale di determinate pratiche geologiche. Un terremoto può essere provocato artificialmente in zone non sismiche ricorrendo a potenti cariche esplosive sotterranee oppure, disponendo le cariche in maniera opportuna su faglie critiche in zone già a rischio sismico, si può far precipitare un evento sismico che sarebbe accaduto naturalmente prima o poi, tenendo presente che i tempi geologici trascendono la nostra breve esistenza sulla Terra.
Altresì, un sisma si può scatenare in un ambito abbastanza circoscritto come effetto collaterale della tecnica di estrazione di gas naturali detta "fratturazione idraulica" o più brevemente "fracking" che si sospetta sia all'origine dell'ultimo terremoto in terra emiliana non riconosciuta a rischio sismico.
Anche onde anomale in grado di spazzare le coste possono "tranquillamente" essere provocate da esplosioni sottomarine ancor più efficacemente se coadiuvate dal crollo di una parete sottomarina già in equilibrio precario o da una faglia in tensione che "non vedeva l'ora" (si parla sempre di tempi geologici) di liberare la sua energia.
Quindi attenzione a considerare di origine naturale tutti i sismi ed i disastri degli ultimi anni: non è solo da oggi che si può fare e conoscendo l'Uomo sappiamo che se una cosa si può fare, prima o poi qualcuno la farà. Vale sempre la pena di chiedersi se un sisma o un disastro, magari stranamente circoscritto e sospetto come quello di Fukushima, può essere stato scatenato intenzionalmente per una ragione plausibile ed a vantaggio o detrimento di qualcuno.

Ma la geoingegneria non è solo questo; in fondo il ricorso agli esplosivi per tali scopi, sia di tipo tradizionale che nucleari, è una pratica sperimentale che risale alla 2a Guerra Mondiale ed oggi sappiamo che il bombardamento della ionosfera con tecnologia HAARP può presumibilmente operare veri "miracoli" di ordine geologico senza neanche dare nell'occhio.
In rete, anche tramite i link indicati nella colonna di destra, si possono approfondire questi argomenti.

Abbiamo detto che la modificazione climatica è solo un aspetto della geoingegneria ma di questa rappresenta forse l'effetto (o per altri versi la causa) più facilmente visibile essendo messa in atto ANCHE attraverso le irrorazioni aeree a tappeto, al secolo le famigerate "scie chimiche" che per una folta schiera di imbecilli, parenti forse di quelli già citati, semplicemente "non esistono" e/o non vale neanche la pena di indagare.

Certo è che inondare i cieli di particolati metallici e tossici o batteri non è un toccasana per l'Uomo e neanche per l'ambiente e allora se c'è qualcuno che crede di avere un tale livello di coscienza da sentirsi in dovere di schierarsi con coloro che vogliono preservare la natura e con essa noi, è bene che prenda apertamente posizione contro questa pratica criminale, mettendola in agenda al primo posto tra gli argomenti di battaglia e discussione.
 

domenica 4 novembre 2012

Caccia: l'ipocrisia degli animalisti


Ad ogni apertura di stagione venatoria, si ripropone la trita e sterile polemica della messa a bando della caccia da parte di una vasta schiera di animalisti che hanno una visione solo parziale della realtà, di ecologisti che non sanno neanche dove stia di casa l'ecologia e, per finire, di gente che è in realtà solo contro la detenzione di armi da fuoco da parte dei privati cittadini ma non certo da parte di forze ostili ai cittadini stessi, a cominciare dalle famigerate forze di polizia europee dotate di licenza di uccidere, ai fantomatici serial-killer (o chi per loro) ben protetti ed occultati dalla Legge (fate un giro nel blog di Franceschetti) per finire a quelli che fanno la guerra al prossimo, (es)portando morte e distruzione, solo per fare la pace con le banche e CREARE nuove opportunità per gli investitori che pagano le loro armi ed i loro equipaggiamenti... .
 
Tuttavia, in quanto animalista convinto (e non dell'ultima ora), sarei pronto a sostenere una campagna contro la caccia, ma a queste condizioni:
  • Messa al bando planetaria degli allevamenti di animali da macello e da sperimentazione. Un animalista che si preoccupa di vietare la caccia prima di vietare gli allevamenti da macello o da sperimentazione è un IPOCRITA capace di vedere la pagliuzza che ha nell'occhio ma non la trave rovente che ha in qualche altro posto. Solo in allevamenti del genere, un animale arriva a vivere sofferenze così atroci e continuate fin dalla nascita: chiunque di loro "firmerebbe" per una morte occasionale e rapida in una battuta di caccia invece di vivere una vita di sofferenze ed una morte spesso lenta e spietata. Un colpo risolutivo ben assestato in un'azione di caccia è una morte che qualsiasi animale si "aspetta" da milioni di anni a questa parte e fa parte della storia del mondo anche prima che nascesse l'Uomo e che nella parte più recente della sua storia decidesse di circoscrivere in una categoria quei suoi elementi che ancor oggi si adoperano in un'attività così connaturata alla sua indole.
  • Conversione definitiva al veganesimo. Se la carne non fa bene praticamente a nulla - e questo nessuno può metterlo in discussione - è tanto più vero che quella che fa meno bene sia quella proveniente da animali allevati a tal scopo, vegetati - non vissuti - in condizioni di stress perenne e rimpinzati di antibiotici, ormoni e cibi bilanciati per l'ingrasso. Se continuiamo a mangiare carne, nell'interesse della nostra salute, contro la desertificazione del pianeta indotta dagli allevamenti e contro gli squilibri ecologici indotti dalle immense coltivazioni destinate all'alimentazione degli animali da macello, faremmo bene a limitarci a (pochissima ed occasionale) carne ricavata da attività venatorie. In tal modo rientreremmo anche in un regime alimentare di tipo paleolitico, da qualcuno suggerito come essere il più connaturato all'evoluzione umana.
  • Messa al bando delle guerre di tutti i tipi, da quelle convenzionali a quelle climatiche o economiche. Solo in tal modo, grazie al benessere ed alla sicurezza sociale che ne deriverebbe, non avremmo più nessuno da cui difenderci, armati fino ai denti. Unici ostacoli alla realizzazione dell'utopia, le banche ed i governi.
In mancanza di tali condizioni, lasciateci la caccia (e lo dice uno che non ha mai cacciato in vita sua) e le armi per difenderci anche (non si sa mai: le campagne denigratorie alimentano l'odio) da animalisti ipocriti e sedicenti ecologisti che congiurano contro il pianeta e l'Uomo stesso magari senza rendersene conto, plagiati da qualcuno capace di sfruttare la loro miope sensibilità.

Dedicato a chi è contro la caccia ma continua a mangiar carne di allevamento.
Per stomaci forti:
 

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giovedì 28 giugno 2012

Fracking previsto in aree del grossetano e del senese, città compresa

Alla faccia di chi sostiene che nel territorio italiano non venga praticato il fracking.
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I permessi della European Gas Limited - ditta australiana che dice di avere depositato le proprie valutazioni di impatto ambientale per estrarre Coal Bed Methane e Shale Gas con fracking presso la regione Toscana.

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E cosi, come un domino ecco altri progetti per fare fracking di Coal Bed Methane in Italia e di Shale Gas.

Sono tutti e tre allo stadio preliminare e sono in Toscana.

Da quanto mi pare di capire, questa ditta,
la European Gas limited, ha avuto le concessioni nel 2007 ma sta ancora chiedendo i permessi e le autorizzazioni a procedere al nostro governo.

E' tutto nel silenzio, e come sempre, se nessuno sa, dice, chiede, esige risposte, quelli gliele danno le autorizzazioni, perche' fondamentalmente non sanno neanche cosa sia il fracking!

E così finirà che si arriva al fracking in Italia senza neanche chiederlo a nessuno, e poi in Toscana, come se la regione piu' turistica d'Italia potesse essere allo stesso tempo un distretto minerario con acqua inquinata, esalazioni tossiche e tremori più o meno forti nel sottosuolo.

Dicono che:
Reports on Environmental Impact Study’s for the three permit areas have been completed and lodged with the office of the Regione Toscana.

I rapporti sugli studi di valutazione ambientale per tutte e tre le aree sono stati completati e giacciono con gli uffici della regione Toscana.

Ma la regione Toscana ha qualcosa da dire? Lo sanno? Cosa pensano? Perché la gente normale non sa niente di tutto cio, che magari vorremmo dire anche la nostra, no?

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Siena - 478 chilometri quadrati - Coal Bed Methane e Shale Gas
Belforte - 511 chilometri quadrati - Coal Bed Methane e Shale Gas
Cinigiano - 564 chilometri quadrati - Coal Bed Methane e Shale Gas


Ma chi sono questi che non sanno neanche scrivere Siena e scrivono Sienna?

Intanto, questa European Gas Limited, europea non è.

La Kimberley Oil infatti nasce nel 1996 nell'Australia del Nord e *fin dal 2003* "entra in accordo" per una joint venture per trivellare carbone alla ricerca di metano in Italia e Francia.

Fin dal 2003!

Fra i suoi
partner fin dal 2006 una certa Heritage Petroleum, americana.

Poi divestono dall'Australia e si cambiano il nome in European Gas Limited, chissà, per sembrare piu' benigni forse.

Anche loro parlano dei disastri minerari della Toscana e dell'alto contenuto di metano nell'area.

Dicono che

"CBM exploration activities by others in adjacent permits is encouraging".
"Le attivita' di esplorazione di attività di CBM in permessi adiacenti è incoraggiante"

Ricordiamo che il CBM è il coal bed methane che viene estratto con metodi di fracking.

E poi, ma chi sono questi altri? Quelli della Independent Resources? O altri ancora?

La cosa che fa rabbrividire è che dalle loro carte l'intera città di Siena è coperta dal permesso esplorativo!
Non ho che dire.

La Francia e la Bulgaria hanno bannato il fracking. Noi neanche lo sappiamo che degli australiani ed inglesi vogliono venire a farcelo in alcuni dei più bei posti d'Italia se non del pianeta.

Evviva l'Italia.

integralmente tratto da:

martedì 12 giugno 2012

Analisi completa delle più probabili cause del recente sisma in Emilia

Per le ipotesi sul recente terremoto in Emilia è interessante dare una letta al post di scienzamarcia dal titolo Il recente terremoto in Emilia, il fracking e ... i riscaldatori ionosferici?, dove viene spiegata, oltre all'HAARP, la tecnica del fracking:
"Il fracking e' una tecnica relativamente nuova perfezionata dal gruppo Halliburton di Dick Cheney, petroliere ed ex vice presidente americano, per estrarre gas da roccia porosa. Con questa tecnica si iniettano miscele segrete di sostanze chimiche sottoterra ad alta pressione e si scatenano dei microterremoti, spaccando la roccia che rilascia gas. Qualche volta la roccia triturata finisce nelle falde idriche, qualche volta le acque di scarto si reiniettano sottoterra volutamente, qualche volta il gas si infiltra entra nei rubinetti delle case, come ci insegna Josh Fox con il suo film Gasland."
 Qualche giorno fa, prima dell'ultima scossa, Monia Benini, che vive vicino all'epicentro del terremoto, aveva rilasciato un video dove spiegava che il sottosuolo emiliano ha faglie attive, anche se, come spiegato dal presidente del CNG (Consiglio Nazionale dei Geologi) Graziano "La probabilità che accadesse in quell'area un sisma del genere era piuttosto bassa, visti i precedenti 400 anni di tranquillità." La Benini spiegava che, nel sito dove è avvenuto il terremoto, la società ERS, cioè ERG Rivara Storage (85% Independent Gas Management – 15% ERG Power & Gas), doveva fare degli accertamenti relativi alla possibilità di stoccaggio di gas naturale; In particolare, tra le altre cose, la ERS doveva fare un rilievo sismico da alta precisione per confermare l'assenza di faglie superficiali. La Benini parlava di un documento del Ministero dell'Ambiente, con la data di autorizzazione del 17 febbraio 2012, che dava il benestare all'intervento di accertamento da parte della ERS; la Benini ha trovato che sul sito di ERG si prevedeva di iniziare i lavori di accertamento tre mesi dopo la data di concessione dell'autorizzazione, cioè, tre mesi dopo il 17 febbraio 2012; fate i calcoli...




Sulla stessa linea ci sono altri siti che parlano della stessa questione. Ad esempio, in un articolo dal titolo Il Fracking all'origine del terremoto in Emilia Romagna?, si afferma che:

"Rivara è una piccola frazione situata tra San Felice sul Panaro e Finale Emilia, al centro della zona colpita dal terremoto del 20 maggio scorso e dal successivo sciame sismico che, ancora oggi, non accenna a diminuire. La frazioncina è protagonista di un braccio di ferro che da alcuni anni oppone gli abitanti della zona alla società ERG Rivara Storage (ERS), che ha in mente di realizzare un maxi deposito sotterraneo per lo stoccaggio di 3,2 miliardi di metri cubi di gas ad una pressione di 290 bar. In pratica un’area di 120 chilometri quadrati (l’equivalente di oltre 18 mila campi di calcio uno a fianco all’altro) sotto la quale sarà stoccato gas ad una pressione circa 100 volte superiore a quella con la quale gonfiate le gomme della vostra auto dal benzinaio."
Come vedete, un progetto davvero "geniale" per quet'area..
L'articolo prosegue:
"E qui viene il punto. Qualcuno ipotizza che il terremoto sia stato provocato da introspezioni geologiche effettuate nel sottosuolo proprio dalla ERS nella fase di studio e test del sottosuolo. Rosario Marcianò esperto di scie chimiche in un’intervista a Radio IES che potete ascoltare qui, afferma che le ricerche potrebbero essere una concausa del terremoto, se non la causa scatenante. La zona della Valpadana infatti, non è mai stata considerata a rischio sismico e ciò contribuisce in misura ancora maggiore ad avere sospetti su quanto sta avvenendo. Le scosse sismiche verificatesi nell’ultimo anno, anche prima del terremoto, sono molto numerose e questo, da un punto di vista statistico, induce ad avanzare ulteriori sospetti. C’è una tecnica nuova per la ricerca di giacimenti di gas nel sottosuolo che si chiama Fracking, letteralmente “fratturare”, che consiste nell’iniettare grossi quantitativi di acqua e sostanze chimiche - solitamente segrete - oltre ad anidride carbonica (CO2) all’interno del terreno. Le reazioni chimiche provocano grosse deflagrazioni sotterranee e conseguenti frantumazioni che poi, in base alle tecniche tipiche di sondaggio nel sottosuolo danno la possibilità di evidenziare la presenza di pozzi di gas, con successiva risalita in superficie del gas che si cerca.
Certo, si tratta di ipotesi da dimostrare, ma tra i ricercatori c’è piena consapevolezza sui limiti dello stoccaggio di CO2 e sul conseguente rischio sismico. Insomma, al posto di un abitante di San Felice non starei troppo tranquillo.
Soprattutto sapendo che la Francia ha vietato la ricerca di pozzi con il fracking proprio a causa dei sismi, e altrettanto ha fatto lo stato americano del Vermont proprio la settimana scorsa. L’Oklahoma, altro stato USA dove questa tecnica era estensivamente utilizzata, dopo l’ultimo terremoto del novembre 2011 ha posto una moratoria: meglio vederci chiaro. "


"In un articolo del 21 maggio 2012, il giorno dopo il sisma, Giovanni Tizian scrive sull’espresso un articolo in cui viene ricordato come proprio nell’area dell’epicentro, a Rivara di San Felice sul Panaro, “la società Ers (Erg Rivara Storage) vuole realizzare il deposito di gas naturale, presente nel sottosuolo di quell’area. L’impianto permetterebbe di stoccare 3,2 miliardi di metri cubi di gas a 2800 metri di profondità nel sottosuolo”. Il fatto però è che sia la Regione che gli enti locali, sia i comitati cittadini hanno sempre posto dinnanzi al progetto un rigoroso NO. Quell’impianto non lo vuole nessuno, nessuno a parte la società in questione evidentemente, e l’onorevole Carlo Giovanardi (PDL), che sulla realizzazione dello stesso ha insistito fortemente. Ancora fino a 20 giorni prima del terremoto, come ricorda Tizian. Sulla questione si era mosso anche l’allora governo Berlusconi cercando con un decreto ad hoc di venire incontro alle pretese dell’allora Ministro Giovanardi."
Nell'articolo di Giovanni Tizan, dal titolo L'impianto gas? Sull'epicentro, uscito su L'Espresso, si afferma:
"Proprio nei luoghi devastati dal sisma di domenica dovrebbe essere costruito un megacentro di stoccaggio della Erg. Una struttura fortemente voluta dagli industriali locali, da Giovanardi ma anche dal sindacato. Che, per fortuna, ancora non c'è...
...Per il centro di stoccaggio di Rivara, la società deve ancora effettuare gli accertamenti. Tra le attività che gli esperti dovranno svolgere, su richiesta esplicita del ministero dell'Ambiente, i rilievi sismici. Con metodi non troppo sottili, si parla nei documenti dell'Ambiente di cariche esplosive 'in pozzetto' piuttosto che il 'vibroseis', camion dotati di piastre metalliche da 3 tonnellate poste in contatto con il terreno su cui eserciteranno una forte pressione. Tecniche che stimolano il rilascio di onde sismiche."
 
MILANO - Il governo «riconsidera» il progetto di gigantesco deposito sotterraneo di gas da costruire, come previsto in un decreto firmato il 17 febbraio, nel sottosuolo dei comuni di «San Felice sul Panaro, Finale Emilia, Camposanto, Medolla, Mirandola e Crevalcore». Proprio quelli che più hanno subito le devastanti conseguenze del terremoto di domenica. A quattro giorni dal sisma arriva una specie di parziale «dietrofront» del ministro all’Ambiente Corrado Clini, che assieme a Lorenzo Ornaghi (Beni culturali) ha firmato l’atto per il via libera ai sondaggi.
INVESTIMENTO DA 300 MILIONI - La «Erg Rivara storage srl» (società angloitaliana costituita nel 2008 che nella proprietà vede la presenza della famiglia Garrone, i proprietari della Sampdoria), ha già programmato la spesa iniziale di 20 milioni di euro per la fase iniziale degli studi mentre l’investimento complessivo ammonterebbe a 300 milioni di euro. Il valore commerciale del gas stoccato sarebbe pari a 1 miliardo e mezzo di euro mentre i nuovi posti di lavoro sarebbero 1300, stando alle cifre riportate da uno studio di Nomisma Energia che elenca anche altre ricadute positive. Voci come indotto, nuove fonti d’imposta, l’aumento delle riserve strategiche di gas che farebbero dell’impianto il sesto per capienza in Italia.
.....
«COMPATIBILITA’ AMBIENTALE» - Le ispezioni (autorizzate per tre pozzi di ricerca e condotte con perforazioni, sonde, cariche esplosive, costruzione di vasche per la raccolta di acqua, fanghi e detriti) dovrebbero servire ad accertare la «compatibilità ambientale» del progetto di maxi deposito sotterraneo di gas. In sintesi, uno stoccaggio da 3,2 miliardi di metri cubi di metano in una cavità naturale a 2.550-2.800 metri di profondità. Un sistema mai visto in Italia. Il decreto che dà autorizza i rilievi preventivi prevede cariche da far esplodere badando ad evitare «possibili interferenze o contaminazioni delle falde». Richiede la cura di «chiudere i pozzi, riportandoli allo stato precedente, dopo le detonazioni». E sollecita rilievi sismici da effettuare «secondo le più moderne tecniche, evitando qualsiasi tipo di disturbo alle popolazioni residenti e alla fauna». Un programma che però, dopo la devastante scossa delle ore 4 e 03 di domenica mattina, è destinato ad essere completamente rivisto.
....
"«NESSUNA PERFORAZIONE» – Poche ore dopo il sisma, la società ha emesso una nota in cui chiarisce non aver «realizzato nell’area di Rivara nessuno studio o perforazione, tanto meno con l’iniezione di gas» mentre l’intensità del terremoto (5,9 gradi Richter, ndr) è stata «valutata come compatibile con la presenza di uno stoccaggio di gas».

FENOMENO INSPIEGABILE - Una risposta forse indirizzata a quel vociare dilagante, proveniente dagli agricoltori del posto, che nelle 48/72 ore precedenti il sisma avevano notato un innalzamento innaturale, anche di quattro metri, dell’acqua nei pozzi localizzati proprio tra San Felice e Finale Emilia. Fenomeno almeno per ora inspiegabile che qualcuno aveva già azzardato nel collegarlo a presunti sondaggi condotti per verificare le compatibilità ambientali del deposito. Intanto le associazioni cittadine annunciano nuove proteste nella località sconvolte dal terremoto. Le scosse di assestamento nel frattempo continuano a ripetersi ogni giorno. Bonelli scuote la testa: «Forse la pietra tombale su questa vicenda l’ha messa proprio il sisma»."

Noi di nwo-truthresearch naturalmente non abbiamo nessuna certezza ne vogliamo imporvi alcuna verità, ma certamente le analisi documentate di Monia Benini sull'inizio dei rilievi da parte di ERS, cioè tre mesi dopo la data di autorizzazione da parte del Ministero dell'Ambiente (17 febbraio 2012), data coincidente con il primo terremoto del 20 maggio, a noi ci danno un po da pensare...
Interrogazione parlamentare a risposta scritta 4-14304 presentata da MANUELA GHIZZONI martedì 20 dicembre 2011, seduta n.563

Il
decreto di concessione del Ministero dell'Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare firmato il 17 febbraio

Nel sito ufficiale Erg Rivara Storage è descritto il progetto criminale

leggi anche:

Trivellazioni per deposito di metano nei territori del sisma: Gcr chiede trasparenza

Il cancro della tiroide, il fracking e l'energia nucleare

- Via libera accertamenti per deposito gas -

 -Impianto gas sull'epicentro -



integralmente tratto da nwo-truthresearch

mercoledì 9 maggio 2012

Il reale impatto ambientale dei veicoli da fuoristrada


Può capitare che, travolti come siamo da un continuo ed incontrollato mare di parole proveniente dai media, ci dimentichiamo o travisiamo il reale significato di una definizione. Tra tante delle figure retoriche diventate d'uso e d'abuso comune c'è quella, fatidica, dell'Impatto Ambientale. Usata spesso a sproposito e solo nella sua accezione negativa, questa definizione è in realtà priva di una valenza qualitativa e vuol dare solo una misura della portata di una modifica operata dall'Uomo o, perché no, naturale sull'ambiente che si prende in oggetto.
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Bene, qualcuno ha idea di quale sia l'attività che fin dalla comparsa dell'Uomo sulla Terra ha provocato realmente il maggior Impatto Ambientale, inteso proprio come sostanziale modifica del territorio con effetto (per lo più negativo per l'ecosistema) su flora e fauna locale?
Tra tutte le catastrofi ecologiche che continuamente si verificano, che si possono immaginare ed alle quali siamo avvezzi, l'urbanizzazione e le Opere Pubbliche colossali svetta invece - e di gran lunga su tutte le altre - l'Agricoltura!
E' l'agricoltura infatti, seguita da presso dalla pastorizia, che nella storia dell'Uomo è stata la maggior causa di modifica sostanziale degli ecosistemi preesistenti. Le deforestazioni a scopo agricolo o a causa della pastorizia e l'irregimentazione delle acque necessarie agli scopi umani hanno provocato nei millenni la desertificazione - anche per gli effetti sul microclima - di intere aree geografiche e la perdita definitiva di una parte importante del patrimonio originario di biodiversità animale e vegetale.
Coscientemente, si è anche proceduto all'eliminazione capo per capo fino all'estinzione in qualche caso di quegli animali e quei vegetali "dannosi" (per la nostra specie?) o che non ci tornavano utili o che non fornivano lo stesso "rendimento" di altri.
In questo modo, anche quindi per una pura causa di "mercato", abbiamo ridotto la nostra dieta una volta variata attraverso le centinaia di specie vegetali tra le quali potevamo scegliere a sole 4 colture fondamentali ed al consumo di carne derivante da poche e redditizie razze animali a tale scopo allevate in condizioni innaturali.

Tuttavia, allo scopo di rimediare almeno in parte ai danni colossali che abbiamo inferto all'ambiente, non è più possibile fare marcia indietro per il semplice motivo che tutte le foreste della Terra non basterebbero ormai più per sfamare gli oltre 7miliardi di persone che siamo diventati e quindi dell'agricoltura non potremmo più farne a meno, però in questo ambito qualcosa si può fare sul serio (qualcuno si è dato la briga di calcolare che tutta la Terra basterebbe a sfamare al massimo una trentina di milioni di umani che seguono una dieta di tipo paleolitico ovvero composta da alimenti derivanti esclusivamente dalla caccia e dalla raccolta....) ad esempio
riducendo drasticamente il nostro consumo di carne.

Riduzione del consumo di carne
A parte il fatto che questo non potrebbe che far bene alla nostra salute ed alle nostre tasche, pare che il 70% delle risorse idriche venga impiegato per gli allevamenti e per l'agricoltura e se è vero com'è vero che per far crescere un vitello di un chilo siano necessari 13kg di foraggio, che senso ha mangiarsi il vitello, poveretto, invece di mangiare direttamente - come fa lui - un frutto della terra? Anche immaginando (a torto) che un chilo di carne possa fornirci tanto più cibo di "qualità" rispetto ad un chilo di vegetali, lo stesso a conti fatti non risulta conveniente né per noi né per l'ambiente.
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Un'altra cosa che potremmo fare senza soffrirne più di tanto aiutando anzi anche in questo caso la nostra salute sarebbe ridurre il consumo di caffè: di questa droga infatti se ne consuma una grossa parte solo a scopo rituale o abitudinario.
Nel senso che se proprio non vogliamo rinunciare alla scarica d'adrenalina (ed al successivo "down" che ne consegue...) che ci fornisce la caffeina quando non abbiamo il tempo di svegliarci con naturalezza o quando per esigenze contestuali siamo costretti controvoglia a stare ben svegli quando invece vorremmo dormire, potremmo evitare di assumere caffè solo per abitudine sociale o sociativa: così facendo potremmo ridimensionare le (purtroppo altamente redditizie) colture di caffè smettendo di deforestare a tale scopo giungla equatoriale e magari riconvertendo le piantagioni a cereali, un po' meno redditizi del caffè ma sicuramente più utili all'umanità. Ma c'è da dire che contro un'idea del genere ci sarebbe (in effetti c'è) l'opposizione delle potenti Compagnie del caffè e anche dello stesso mais: è noto infatti come molti grossi produttori sudamericani di cereali siano stati pagati dalle majors per NON produrre mais allo scopo di tenere alti i prezzi sul mercato. Vendere a caro prezzo poco prodotto rende molto più che venderne tanto ad un prezzo adeguato: col primo metodo si riducono di molto le spese di coltivazione, raccolta, stivaggio, trasporto e distribuzione.

Ma perché parlare di questo se l'oggetto dell'articolo verte su tutt'altro? Ci arrivo adesso, la premessa era importante:

Quali sono le tracce della presenza umana che possiamo osservare per prime avvicinandoci alla Terra dallo spazio? Come possiamo ormai facilmente rilevare anche utilizzando uno strumento come Google Earth, secondaria causa d'impatto ambientale dopo l'agricoltura e conseguente irregimentazione delle acque è l'urbanizzazione: anche se è vero che con l'abitudine che ormai ci sembra normale (ma invece non lo è!) di costruire sovrapposte l'una all'altra le nostre abitazioni si risparmia territorio prezioso, c'è da considerare che abitare zone densamente popolate non comporta un reale vantaggio in termini d'impatto ambientale, anzi...
Supponiamo di concentrare - come succede comunemente nelle nostre periferie - un migliaio di persone... anzi no, di famiglie in un "normale" quartiere-dormitorio privo di servizi sociali. Queste tre o quattromila persone avranno innanzitutto bisogno di un'adeguata rete idraulica, fognaria ed elettrica, avranno bisogno si STRADE sufficienti a drenare il regime torrentizio dei loro spostamenti quotidiani verso i servizi sociali e verso il lavoro, avranno anche bisogno di parcheggi per le loro auto in quanto i garages della maggior parte di loro saranno ingombri di mobili ed inutili suppellettili derivanti dall'ultimo trasloco o dall'eredità di un congiunto, oppure da qualche veicolo a due ruote o semplicemente hanno attrezzato il locale a tavernetta per gli amici che quando verranno avranno anche loro bisogno di parcheggi per le loro auto... Ecco che sotto questa luce si ridimensiona il presunto minor impatto che può fornire un'urbanizzazione spinta.
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E le strade? Quando una realizzazione umana è capace di provocare una mutazione negativa di rilievo nell'economia di un ecosistema, su parla (anche) di "Dissesto Idrogeologico" e ad esso sono spesso attribuite la maggior parte delle conseguenze dovute a frane o ad inondazioni, dimenticandosi magari che esse sono in parte naturali e che se l'Uomo non avesse l'insana abitudine di realizzare le proprie abitazioni o le strade sotto a dei costoni instabili o nell'invaso di un potenzialmente impetuoso torrente, di tanti di questi eventi non sentiremmo neanche parlare perché non avrebbero alcuna conseguenza sulla salute pubblica.
Gli Enti preposti, uno per tutti il Genio Civile, sono chiamati per legge a valutare il potenziale dissesto causato da un'opera sul regime delle acque e sulla stabilità di costoni potenzialmente franosi e spesso le conclusioni a cui giungono gli esperti appartenenti a tali Enti sono a dir poco contraddittorie: sulla base di questi presupposti infatti, si sono ritenute e dichiarate pericolose per il territorio ed irrealizzabili delle innocue piste da cross che tutto sommato lasciano così com'è il contesto sul quale insistono limitandosi ad una delimitazione dell'impianto ottenuta con pali di castagno, un po' di rete zincata e qualche fettuccia colorata. Spesso i servizi sono realizzati con strutture amovibili a impatto pressoché nullo sul territorio, visto che possono anche essere erte su palificazioni o disponibili su ruote.
Addirittura in alcune regioni su vasti territori è vietata la pratica del fuoristrada tout curt, con l'unica esclusione delle moto da trial - ma solo per alcune ridottissime aree gestite da Amministrazioni particolarmente "illuminate" e sensibili - dopo che si è rilevato che i loro pneumatici incidono sul terreno meno di quanto non faccia uno scarpone da montagna...!
Per contro, si lascia che vengano realizzate opere ben più "pesanti" e di dubbia utilità in contesti difficili come quelli in zone disastrate a causa di smottamenti o terremoti: è quasi prassi consolidata che dopo un evento disastroso la prima (ri)costruzione eseguita con fondi pubblici riguarda grosse palestre, campi di calcio o altri luoghi di svago utilissimi per far dimenticare alla popolazione di aver perso la propria casa e vedere i soldi destinati alla ricostruzione impiegati per scopi meno che secondari. Frequente in queste occasioni anche la costruzione di strade lisce come biliardi e larghe come le piazzette di un borgo medievale che portano... al nulla nel bel mezzo di una campagna solo non proprio ad un nulla nulla ma ad un nulla che appartiene a qualcuno che ha in mente una bella speculazione edilizia....Eccoci al punto: l'importanza della costruzione delle strade, che hanno distinto e fatto grande l'Impero Romano, deve esserci rimasta del sangue anche dopo la caduta dell'impero, visto che ormai nel nostro territorio la natura è integra solo in piccola parte mentre per il resto è frammentata in innumerevoli piccoli tasselli delimitati e contornati da strade asfaltate. Le strade asfaltate, a differenza sostanziale di quelle carrarecce, bisognano di un adattamento del territorio sostanziale ed importante, con SBANCAMENTI geometrici ed accurati, consolidamenti, preparazione del fondo, DRENAGGI, muretti, innumerevoli ponti (qualcuno però se lo scordano sempre, perché i ponti costano tanto e rallentano la costruzione), asfaltatura e segnaletica, sia orizzontale che verticale (un bell'indotto, non c'è che dire...).

Insomma è difficile immaginare un'opera dell'Uomo che abbia un impatto ambientale minore di quello provocato da una strada asfaltata! Perché le strade asfaltate (importanti) non possono neanche permettersi pendenze eccessive e ghirigori tra le vallate quando è tanto "semplice" perforare una montagna tirando una bella linea dritta sulla carta della zona. Le strade asfaltate sono l'Opera pubblica per eccellenza, quella che rende il Paese "moderno" e lo distingue da quelli "arretrati" come quelli africani.

In un'epoca in cui almeno ad una ristretta elite sono noti i segreti dell'antigravità (o di sicuro almeno i primi rudimenti) si pensa ancora a costruire strade asfaltate belle lisce e livellate per permettere al bullo di paese figlio di papà di acquistare la terza auto di famiglia e poi montarci subito un kit di ribassamento estremo Fast&Furious Style molto adatto alla pista ma ben poco adatto ai lastricati millenari che comunemente ancora pavimentano (almeno) il centro storico delle nostre città medievali.

Insomma siamo arrivati al sunto del discorso, ed è un punto di vista che mi meraviglio non sia mai stato posto in evidenza da nessuno, neanche da appassionati che scrivono su media dei settori motoristici del fuoristrada: c'è veramente così tanto bisogno di FRAMMENTARE E DEVASTARE il territorio per costruire (ancora) strade asfaltate solo per abbreviare i tempi di percorrenza tra un posto e l'altro o per permettere a chi ha deciso di vivere immerso nella natura di portarsi però dietro tutte le comodità dell'urbanizzazione?

Ogni nuova strada "diretta" ed asfaltata costituisce una ferita insanabile sul territorio, una frammentazione degli ecosistemi che attraversa e divide in maniera insanabile, un'occasione di MORTE per le creature del bosco abituate ad attraversare la zona perpendicolarmente al tracciato, una deviazione del regime idrico i cui effetti sono spesso imprevedibili sia come probabile dissesto sia come possibile modificazione dell'habitat floreale (e quindi faunistico).
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E qui tornano utili i SUV, al secolo "Sport Utility Vehicle" o "Veicoli SubUrbani" ovvero quei veicoli a 4 ruote che permettono in tutta la comodità permessa da un'auto un fuoristrada moderato e quindi di spostarsi agevolmente su strade NON asfaltate. Peccato che la stragrande maggioranza di questi veicoli tuttofare vengano acquistati senza alcuna logica per un utilizzo prevalentemente urbano ed autostradale (sotto questo aspetto sarei anche d'accordo col principio "Via i SUV dal centro" adottato da alcune amministrazioni locali)
Ancor di più di un SUV, un sano, meno costoso e più affidabile 4x4 duro e puro che al costo di una vita un po' meno comoda potrebbe in linea teorica anche fare a meno di vere strade accontentandosi di un tratturo o di un trasferimento "dritto per dritto" quando il territorio lo consente.
Da notare che nei Paesi anglosassoni - dov'è nata - la classificazione "SUV" comprende anche le auto da fuoristrada puro.
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Ma perché dobbiamo continuare a modificare il territorio che ci circonda? Non stiamo già abbastanza comodi?
Io ritengo che al giorno d'oggi lo sviluppo stradale di cui dispone il Paese sia più che sufficiente adoperando certo la dovuta cura manutentiva ed in qualche caso ampliamento ed adeguamento delle principali arterie; ma di fare nuove strade tranne che in casi particolari proprio non se ne sente la necessità.
Vuol dire che se proprio sentiamo il bisogno di raggiungere una meta impervia o lo facciamo a piedi dedicando all'uscita un po' di tempo in più, ripagato dal piacere che può offrire una passeggiata nella natura, oppure lo facciamo a bordo di un ECO-LOGICO veicolo da fuoristrada puro, meglio ancora se a due sole ruote!!